La "Voce divina" più forte del male

La voce di Dio, il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale si percepiscono là dove «le forze che agiscono non sono quelle economiche e politiche, ma quelle morali e spirituali». E «la salvezza del mondo non è opera dell’uomo – della scienza, della tecnica, dell’ideologia – ma viene dalla Grazia». Parole di forte spiritualità queste di Benedetto XVI pronunciate nel giorno dell’Immacolata concezione, nel tradizionale incontro ravvicinato con il popolo romano, e non solo.

Un altro incontro, molto più vasto, è quello col milione circa di followers, «seguaci», fedeli e amici che sono ai computer, ai tablet, ai telefonini per accogliere il primo «cinguettio», il primo Twitter di papa Ratzinger dal suo account @pontifex_it, che a mezzogiorno di questa Festa della Madonna di Guadalupe, il 12 dicembre, segna una data storica per la diffusione della Buona Novella, l’evanghelion, nelle moderne forme tecnologiche e comunicative.

Un pensiero sulla fede nell’Anno della fede, conciso (140 caratteri), folgorante, confortante, stimolante. E non è solo un messaggio a senso unico, perché al Papa ci si può rivolgere con lo stesso mezzo per porgli domande. I «seguaci-followers» hanno già battuto le richieste nelle 8 lingue inizialmente previste (predominante l’inglese, ma c’è anche l’arabo). Non ci sono preclusioni. Si corre anche il rischio, previsto e accettato, di irriverenze e scorrettezze.

La diffusione della Buona novella non si esaurisce certo qui. Anzi è più intensa che mai in questa vigilia di Natale. Si dispiega a tutti i livelli. Temi teologici, fortemente spirituali nelle brevi omelie domenicali e del mercoledì di papa Ratzinger e nell’incontro con romani, turisti, pellegrini, i malati, le autorità civili e religiose in piazza di Spagna nel giorno dell’Immacolata. Temi fortemente connessi all’attualità sociale. Esorta il Papa a non «cercare la gioia nelle cose», a non lasciarsi assorbire da quel residuo di consumismo sfuggito alle maglie della crisi, con la parallela richiesta di attenzione e cura per chi soffre di più: i precari, i disoccupati, i lavoratori senza retribuzione e in via di licenziamento, come quelli degli ospedali (religiosi e non), i poveri,  i migranti, i profughi a causa della guerra e della povertà, che vanno accolti e sostenuti e che devono avere un’esistenza degna.

All’unisono due arcivescovi di due grandi città, Milano e Napoli, due metropoliti di due grandi regioni, al Nord e al Sud, denunciano le enormi distorsioni dei nostri giorni, che si riassumono nell’ateismo e nella delinquenza camorristica e mafiosa. Dalla cattedra di Sant’Ambrogio, il cardinale Angelo Scola punta il dito contro lo Stato che non si limita alla «giusta e necessaria aconfessionalità», cioè alla laicità, ma sostiene «una visione del mondo senza Dio». Dal Duomo di San Gennaro, il cardinale Crescenzio Sepe chiede il pentimento ai capi dei clan e agli affiliati alla camorra: «Gente senza dignità, anche per voi arriverà il giudizio di Dio».

Ma non deve prevalere la disperazione. Per questo il messaggio si fa anche visivo, con l’allestimento del presepe in piazza San Pietro, per la prima volta offerto da una Regione, la Basilicata, e l’albero accanto all’obelisco, un gigantesco abete soprano inviato dal Molise. Anche qui c’è un simbolo: quello delle due Regioni del Meridione depresso e non a caso a questo evento il Vaticano dedica una conferenza stampa, in attesa che il Papa accenda con un comando a distanza le mille luci dell’Albero e nella notte santa venga deposto il Bambinello.

La Nascita di Gesù, torna a illustrare Benedetto XVI, è «un grande avvenimento storico», ignorato dai contemporanei, sebbene «i grandi della storia facciano da cornice ai piccoli». Da un lato ci sono l’imperatore Tiberio,  Erode, i sommi sacerdoti Anna e Caifa. Riferimenti di una data nel tempo. Dall’altro Gesù che nasce in una grotta. Niente mito, dunque, ma realtà di Cristo e di Giovanni Battista. E se Giovanni è la voce, Cristo è la Parola, «il Verbo eterno che era in principio, che edifica il cuore e ci salva» e «ci insegna a vivere in maniera essenziale, affinché il Natale sia vissuto non solo come una festa esteriore, ma come la festa del Figlio di Dio che è venuto a portare agli uomini la pace, la vita e la gioia vera».

Il mistero dell’Annuncio a Maria e della nascita di Gesù, spiega il Papa davanti al Monumento alla Vergine, ai cui piedi depone una grande corona di rose bianche, è «momento decisivo per il destino dell’umanità». Ma passa sotto silenzio. Lo stesso avverrebbe oggi. «Non lascerebbe traccia nei giornali e nelle riviste». Il silenzio però «si rivela più fecondo del frenetico agitarsi che caratterizza le nostre città». La voce di Dio «non si riconosce nel frastuono e nell’agitazione; il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale non si percepisce rimanendo in superficie, ma scendendo ad un livello più profondo, dove le forze che agiscono non sono quelle economiche e politiche, ma quelle morali e spirituali». E inoltre «la salvezza del mondo non è opera dell’uomo (della scienza, della tecnica, dell’ideologia), ma viene dalla Grazia», che  vuol dire «amore nella sua purezza e bellezza».

La potenza d’amore di Dio è più forte del male. Può colmare i vuoti che l’egoismo provoca nelle persone, nelle famiglie, nelle nazioni e nel mondo. Questi vuoti possono diventare degli inferni, dove la vita umana viene come tirata verso il basso e verso il nulla, perde di senso e di luce. I falsi rimedi che il mondo propone per riempire questi vuoti – emblematica è la droga – in realtà allargano la voragine. Solo l’amore può salvare da questa caduta e immettere nei polmoni intossicati nuovo ossigeno, aria pulita, nuova energia di vita. Per quanto l’uomo possa cadere in basso, «non è mai troppo in basso per Dio», il quale è disceso fino agli inferi. Per quanto il nostro cuore sia sviato, Dio è sempre «più grande del nostro cuore». L’«evangelo», la «lieta notizia», non è un ostacolo alla gioia, un insieme di divieti e di regole, bensì  l’annuncio della vittoria della Grazia sul peccato, della vita sulla morte. E se comporta delle rinunce e una disciplina della mente, del cuore e del comportamento è proprio perché nell’uomo c’è la radice velenosa dell’egoismo, che fa male a se stessi e agli altri. A far da corona al Papa in piazza di Spagna molti disabili in carrozzella, malati assistiti da volontari, infermieri e crocerossine. Molti bambini. Con tutti il Papa si è intrattenuto, confortando e accarezzando.

Antonio Sassone



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