Le icone "miracolose" della Città eterna

Quello che balza alla vista in apertura della mostra «Tavole miracolose. Icone medievali di Roma e del Lazio di proprietà del Fondo edifici di culto», per l’alone misterioso e il senso di un messaggio che pare venga da un altrove, è la grande icona della metà del VI secolo d.C. Si tratta dell’«Imago antiqua» di santa Maria Nova al Foro Romano: la Vergine che tiene in braccio il Bambino.

Fu scoperta nel 1950 durante il restauro della venerata immagine della «Madonna del Conforto» che copriva quest’opera antica, la Madonna detta Oditrigia, colei che indica la strada, secondo l’iconografia della Vergine dettata dal Concilio di Efeso del 431 d.C.

Questa grande tavola è la prima che apre l’esposizione della piccola, ma preziosa mostra recentemente inaugurata nei grandi saloni di Palazzo Venezia a Roma. Quindici sono le misteriose e affascinanti immagini di culto che accolgono il visitatore, quasi un percorso iniziatico fra tesori provenienti da chiese di Roma e del territorio laziale.

Questa immagine della Oditrigia faceva parte di un antico stendardo processionale dipinto a encausto su tela di lino. Fu fatto dipingere da papa Gregorio III nel 590 d.C. per scongiurare il flagello della peste scoppiata a Roma. Nel 1527, durante il sacco di Roma, per salvarla, l’immagine fu coperta da una lamina di metallo e nascosta in luogo sicuro. Oggi appare in tutta la sua enigmatica bellezza, il delicato colore dell’incarnato e la profondità dello sguardo. Da questo sguardo, come da altri sguardi d’icone i fedeli traevano conforto, attirati da una specie di «fluido sacrale», il Divino trapelava attraverso la mediazione di Maria.

La diffusione delle icone come oggetto di culto è successiva alla venerazione delle reliquie. Nella Chiesa greca queste furono gradualmente sostituite dalle icone che divennero l’oggetto privilegiato della liturgia. Nell’Occidente medioevale tale culto delle reliquie si sviluppò fianco a fianco a quello delle immagini.

Non meno suggestiva è l’immagine della «Aghiosoritissa», la santa Avvocata, attributo applicato a Maria. Tale tipo di immagine a partire dall’alto Medioevo ebbe a Roma grande fortuna. L’icona qui visibile, detta «Madonna di san Sisto», è quella risalente al VII secolo d.C, di provenienza bizantino-palestinese. La bellezza del volto della Vergine va messo in rapporto con i ritratti a encausto provenienti dalla zona egiziana del Fayum, un volto classico pieno di pathos. La tempera su tavola della «Madonna dell’Ara Coeli», anche lei una «Madonna Avvocata», è una replica romanica della «Madonna di san Sisto».

La sua fama taumaturgica ne fece un modello da imitare per le successive immagini mariane su tavola di età medioevale. Davanti a questa immagine si dice che pregò santa Francesca Romana per impetrare la liberazione di suo figlio prigioniero di Ladislao re di Napoli. Tutte le immagini presenti in mostra, di grande vetustà ieratica, per l’occasione sono state sottoposte a un accurato restauro, spesso riscoprendo i tratti dell’originale antico, valga per tutte la già citata immagine Oditrigia di santa Maria Nova.

La figura di Maria Oditrigia presenta sempre le mani aperte, tese ad accogliere, implorare il favore divino e indicare la strada. Un filo d’oro invisibile lega questa immagine, priva del santo Bambino, a sette secoli di immagini mariane successive.

La «Madonna di Edessa» (dalla chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio) ripropone la stessa tipologia figurativa, e similmente la «Madonna Avvocata» della chiesa della Concezione a Campo Marzio. Fuori Roma allo stesso filone iconologico appartiene la «Madonna delle Grazie» di Tivoli, che però introduce la figura benedicente del Cristo e dell’angelo.

Come conclusione c’è da affermare che lo sviluppo delle icone in Occidente in epoca medioevale passa attraverso l’adattamento delle immagini ieratiche prese dalla liturgia della Chiesa orientale. Rimase immutato il carattere devozionale e simbolico delle immagini, ma la novità fu la comparsa di elementi narrativi che si liberarono in parte dalla fissità solenne delle icone bizantine. La «Madonna del sorbo», luminosa e splendente, è di grande importanza in ambito romano e laziale perché introduce il tema della Vergine in trono col Bambino in grembo. E’ il tema prettamente latino della Madonna Regina. 

Altra immagine innovativa è la «Madonna della Catena» (dalla chiesa di San Silvestro al Quirinale) che è l’esempio più precoce della «Virgo lactans», la Vergine che allatta il Bambino, che avrà molta fortuna nella storia della successiva pittura religiosa.

Mentre la «Madonna di san Gregorio» (del 1270) rivela già nei colori e nell’espressività della figura l’influsso dei modi toscani introdotti dal passaggio a Roma di Cimabue.

La rassegna non può non menzionare la cosiddetta «Madonna di san Luca» (da Santa Maria del Popolo), recentemente attribuita al maestro di san Saba (fine del secolo XII), che divenne uno degli archetipi più diffusi successivamente nell’Urbe. Si può senz’altro individuare in essa l’icona mariana occidentale per eccellenza.

La mostra, «Tavole miracolose. Icone medievali di Roma e del Lazio di proprietà del Fondo edifici di culto» è aperta a Roma, fino al 15 dicembre, a Palazzo Venezia (via del Plebiscito 118).

Luca Desiato



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