La Cappella del Guarini riaprirà fra due anni

 

I torinesi riavranno la «loro» Cappella della Sindone. I lavori di restauro alla Cupola del Guarini, devastata da un incendio nel 1997, termineranno fra due anni, il 30 aprile 2014. I marmi saranno sostituiti e la struttura portante consolidata: le cave della Val Soriana e delle Alpi Apuane verranno in soccorso dello storico, ma raro marmo nero di Frabosa. Rimarginate le ferite, quel gioiello di architettura che continua a «sfidare le logiche della gravità» è davvero a un passo dalla riapertura.

Ad annunciarlo, mercoledì scorso, il direttore dei Beni culturali e paesaggistici del Piemonte Mario Turetta. «Il cronoprogramma è finalmente rispettato», ha detto presentando lo stato dell’arte del complesso e travagliato cantiere di restauro, «dopo una serie di vicissitudini (ricorsi e risoluzione del contratto per inadempienza) tra 16 mesi sarà completato il 95 per cento dei restauri. A quel punto mancherà solo il ripristino di parte degli apparati lapidei, interventi non inclusi nel progetto preliminare del 1999: servono 6 milioni, li chiederemo ministero e fondazioni bancarie».

Tutto ebbe inizio nella notte tra sabato 11 e domenica 12 aprile 1997, la settimana subito dopo Pasqua, quando un violento incendio divampato intorno alle 23.30 distrusse la Cappella del Guarini, dov’era custodita la Sindone, e alcune sale di Palazzo Reale. I torinesi lo ricordano bene: in pochi minuti le fiamme avvolsero la Cupola, corrodendo le pietre e i marmi di Frabosa. Le impalcatura montate per i restauri caddero a terra in un ammasso di ferro bruciato. E la grande vetrata che apriva sul Duomo andò in mille frantumi. Soltanto il coraggio dei Vigili del fuoco salvò il sacro Telo. Alle prime luci dell’alba i torinesi scoprivano una città ferita al cuore.

Una mostra dieci anni dopo aveva raccontato per immagini i danni causati dal rogo e la storia dello “scrigno di pietra” voluto da Carlo Emanuele II di Savoia per conservare il sacro Lino portato a Torino da Emanuele Filiberto nel 1578 e progettato da padre Guarini Guarini, architetto di corte e grande esponente del barocco piemontese. Tanti i visitatori in coda, allora, per toccare con mano quella ferita aperta, con la speranza di tornare presto ad ammirare quelle altezze vertiginose. In tanti, in coda, per vedere da vicino i frammenti della Cupola, oltre 6.500, raccolti uno per uno sul pavimento della Cappella dopo l’incendio e conservati in 114 casse. Un lavoro complesso di schedatura, come raramente si fa intorno a un monumento, ma che si era reso necessario per la cupola. Ognuno di quei frammenti, ricorda oggi la Soprintendenza, è stato studiato e catalogato, seguendo la creatività visionaria del Guarini.

«Un cantiere», ha detto Turetta, «reso più difficile dalla mancanza di documentazione sulla Cappella: l’abate-architetto infatti non lasciò disegni. In questi anni è stato quindi fatto un lungo lavoro di studio necessario a capire la sua struttura». Guarini costruì la Cappella giocando con gli elementi architettonici e le strutture portanti: finti archi, colonne nascoste e un sistema di “catene metalliche” per sostenere certi elementi volanti della Cupola davvero unica nel suo genere. La Soprintendenza del Piemonte sapeva del valore di questa “meraviglia” e chiese subito dopo l’avvio dei restauri. Ricorda Turetta: «Fu varata immediatamente una legge speciale per finanziare i lavori di ripristino con uno stanziamento di 50 miliardi di lire (corrispondenti poi a 25 milioni e 800 mila euro, ndr). Finanziamenti necessari per mettere l’edificio in sicurezza attraverso una serie di ponteggi di acciaio, per verificare l’effettivo stato di degrado e, infine, per analizzare e schedare tutti i materiali danneggiati attraverso una tecnologia laser scanner».

I risultati di questa “campagna” di rilievi hanno svelato molti segreti della Cappella, che l’architetto Richard Pommer aveva definito come una «una torre sollevata in aria su una struttura così fragile, come se fosse un miracolo». Da allora si sono susseguiti una serie di bandi e di cantieri. Ma anche di ricorsi e contenziosi che hanno rallentato i restauri. La svolta il 30 aprile scorso quando i lavori sono stati affidati alla ditta Arcas.

Il cantiere, ha spiegato Turetta insieme all’architetto Gennaro Napoli, responsabile generale dei lavori, e dagli ingegneri Giorgio Macchi (una vita dedicata allo studio della Cappella, coordinatore del gruppo di progettazione del suo consolidamento) e Paolo Napoli (docente al Politecnico e direttore di quest’ultima tranche di lavori), programmato in 700 giorni lavorativi, sostituirà circa 1.500 conci danneggiati dall’incendio, su un totale di 5.400, che rappresentano il “guscio interno”, la struttura portante della Cappella. Gli altri elementi in marmo verranno consolidati.

Tra i problemi infatti che hanno ritardato i lavori anche quelli riguardanti i marmi da utilizzare in sostituzione di quelli compromessi nel rogo. In un primo momento (maggio 2007) si era deciso di riaprire, in via del tutto eccezionale, le cave di Frabosa Soprana (Cn), le stesse dove il Guarini aveva estratto il suo raro marmo nero: 87 blocchi, per 190 metri cubi, ha spiegato l’ingegner Napoli. Frabosa però è risultata insufficiente, così si è dovuto ricorrere ad altre cave: nel bergamasco per il nero, nelle Alpi Apuane per il bigio. Alla fine, il marmo di Frabosa servirà soltanto per ricostruire l’arco e le colonne che separano la Cappella dal Duomo.

Gli interventi, ripresi sei mesi fa, hanno interessato il primo e secondo livello della struttura. L’impegno finanziario è di 8,7 milioni di euro, destinati a completare entro due anni la ristrutturazione delle opere murarie e i delicati lavori di consolidamento della struttura della Cappella (prevista una cerchiatura interna in acciaio che si affiancherà a quella originaria). Nel 2014 quando la Cupola del Guarini riaprirà le porte al pubblico, continuerà a incantare «come fosse un miracolo».

Cristina MAURO



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