Il 3 per cento sui ricchi imposta-fantasma

 

Si poteva certamente prevedere che con l’approssimarsi della fine della legislatura e l’avvio della campagna elettorale il cammino del governo tecnico si sarebbe fatto difficile, e che le forze politiche avrebbero cercato, per motivi legati alla cattura del consenso, di distinguersi sempre più dai provvedimenti dell’esecutivo.

Ciò soprattutto se si considera che quest’ultimo non avverte il bisogno di ingraziarsi gli elettori e prosegue lungo una linea orientata alla stabilizzazione finanziaria e all’avvio di quelle riforme strutturali, spesso poco popolari ma certamente indispensabili all’aumento dell’efficienza e della competitività del Paese in una prospettiva di medio e lungo periodo.

E’ però accaduto che il risultato delle elezioni regionali siciliane e la presa di distanza, caratterizzata da toni fortemente populisti, del presidente Berlusconi dal governo e dall’Unione europea, che almeno in linea di principio potrebbe prefigurare un ritorno anticipato alle urne, abbiano posto il problema di un riacutizzarsi del rischio–Paese, dopo alcuni mesi in cui i successi delle politiche di risanamento e riforma e soprattutto i progressi dei meccanismi di stabilizzazione in sede europea avevano determinato un graduale ma continuo allentamento delle tensioni.

L’apertura dei mercati finanziari di lunedì 29 ottobre è stata negativa, anche se non drammatica. In una seduta di mercato fiacca e molto particolare, caratterizzata dalla chiusura di Wall Street per l’emergenza connessa al passaggio dell’uragano Sandy, la media delle quotazioni azionarie ha perduto oltre un punto e mezzo e lo spread tra Btp e Bund decennali è salito vicino a quota 360 punti base, oltre 20 in più rispetto ai 337 della chiusura di venerdì, con il rendimento dell’obbligazione italiana che ha sfondato la soglia psicologica del 5 per cento, sui massimi delle ultime due settimane. A Piazza Affari le tensioni sui nostri titoli di Stato, nonostante il buon esito dell'asta dei Bot, ha affossato i principali titoli bancari, che hanno registrato flessioni particolarmente pronunciate, dell’ordine dei quattro punti percentuali.

Al di là della reazione a caldo dei mercati, si tratterà di vedere quali conseguenze avrà il nuovo clima politico sull’iter parlamentare della Legge di stabilità, che si preannunciava difficile anche prima del riacutizzarsi delle tensioni. Nel mirino delle forze politiche vi sono ovviamente le misure fiscali, in primis l’aumento di un punto percentuale dell’Iva dalla metà del 2013 e i limiti alle detrazioni, che avranno effetti di cassa solo nel prossimo anno ma si applicheranno sulle dichiarazioni relative al 2012. Il governo si è dichiarato disponibile a modifiche, ma a saldi invariati e soprattutto certi giacché, come si dovrebbe ricordare, l’aumento dell’Iva dello scorso anno e quello previsto per il 2013 rappresentano misure volte a dare contenuto effettivo a progetti di stabilizzazione avviati dal precedente governo e sui quali si era scatenata l’incertezza dei mercati in assenza di una adeguata precisazione degli strumenti di recupero del gettito. Non sarà in alcun modo possibile inserire in bilancio, al loro posto, voci non quantitativamente preventivabili quali quelle legate al recupero dell’evasione o a generiche “riduzioni degli sprechi”.

A questi punti di attrito si deve aggiungere l'emendamento alla Legge di stabilità, votato dalla Commissione lavoro della Camera, che prevede che dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2014, sulla parte del reddito complessivo eccedente i 150 mila euro, sia introdotto un contributo di solidarietà del 3 per cento. Gli aumenti di imposta saranno chiaramente progressivi, ovvero cresceranno più che proporzionalmente al crescere del reddito e dovrebbero servire all’ampliamento degli interventi sui cosiddetti lavoratori “esodati”, vale a dire coloro che, a fronte del sovrapporsi della nuova disciplina in materia previdenziale su precedenti accordi aziendali finalizzati ad anticipare l’uscita dal mercato del lavoro, si trovano senza occupazione e senza la possibilità di accedere immediatamente al trattamento pensionistico.

Al di là dell’eterno dibattito sulla questione degli esodati, pressoché irrisolvibile a fronte dei mutamenti dello scenario previdenziale posti da una riforma il cui unico vero problema è quello di essere arrivata molto tardi rispetto alle esigenze del Paese e in un contesto in cui le imprese e i lavoratori facevano a gara a scaricare sulla collettività i costi delle ristrutturazioni aziendali, la scelta dell’ennesimo contributo di solidarietà sui “ricchi” è opinabile più che altro perché andrà a colpire un numero ridicolmente basso di persone fisiche, circa 150 mila, quelle i cui redditi non risultano occultabili, mentre la stragrande maggioranza dei potenziali destinatari del prelievo resteranno come al solito, indenni.

Gli effetti in termini distributivi, data l’estrema ristrettezza della platea interessata, saranno minimi, come anche quelli sui consumi, lamentati a gran voce dalle associazioni datoriali e professionali. E, per inciso, anche il gettito ottenibile dalla misura sarà minimo, ben lontano da quanto occorrerebbe per affrontare il problema degli “esodati”. Ma alla demagogia pre-elettorale tutto ciò non può interessare.

Antonio Abate

 



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