Santa Rita maestra di speranza

 

Nella spiritualità dell’Umbria Cascia fa quasi da contraltare ad Assisi. Ad Assisi colpisce un clima spirituale che tende ad irradiarsi nel mondo; a Cascia, invece, si coglie la dimensione devozionale, popolare e un senso di affidamento delle umane inquietudini a Santa Rita.

«La devozione popolare», dice suor Maria Natalina Todeschini, badessa del Monastero di Santa Rita, «ha attribuito alla santa l’appellativo di “Patrona dei casi impossibili”». Attraverso la grata che separa l’urna che contiene le spoglie della santa passano le richieste di grazie. Suor Natalina Todeschini ci introduce nella spiritualità e nell’attualità del messaggio di Santa Rita.

Reverenda Madre quali sono gli aspetti del messaggio della santa validi per l'oggi?

Innanzitutto la carità, nella forma del perdono. Il perdono che troviamo nella vita di Santa Rita è la forma più alta, più bella e più necessaria, per noi uomini dell’amore di Dio. In un momento di grave crisi economica e di disorientamento valoriale, la santa può contribuire a portare una fiammella di speranza nelle vite di tante persone che oggi stanno soffrendo e nei cuori di coloro che hanno bisogno di capire che l’unica strada per l’umanità è la pace; essa si può conseguire solo mediante la misericordia.

Quali sono i tratti salienti della spiritualità di santa Rita e come sono tradotti nella vita della vostra comunità?

Rita si rivolge a tutti, sia ai cristiani sia a coloro con un diverso credo religioso. Ella suggerisce l’umiltà, il sacrificio, l’ascolto dell’altro e la ricerca del dialogo. Il messaggio di santa Rita è universale, non è semplice, ma è l’unica strada che avvicina a noi stessi, e al rispetto dell’altro e del creato. Nella nostra vita di monache di clausura tutto questo si traduce in contemplazione e azione. Per la nostra Comunità, infatti, sposarsi a Cristo nella preghiera contemplativa è, al contempo, agire in modo concreto con un servizio costante di ascolto di chiunque abbia bisogno d’aiuto e mediante il sostegno di opere di carità.

Quali opere?

L’Alveare di Santa Rita, una struttura che accoglie bambine provenienti da famiglie con gravi disagi sociali ed economici. Con il prezioso aiuto dei nostri benefattori, possiamo assicurare loro una casa, un adeguato nutrimento, assistenza sanitaria e studi fino alla maggiore età. L’Alveare è nato nel 1938 per volontà dell’allora madre badessa M. Teresa Fasce, ora beata.

Perché l'uomo moderno dovrebbe essere interessato alla spiritualità di santa Rita?

Rita da Cascia è una santa del popolo e per il popolo, “una di loro”. E’ percepita dalle persone come un’amica a cui rivolgersi, con cui confidarsi, che può comprendere il loro stato d’animo e i loro bisogni. Santa Rita ci ricorda che ognuno di noi può avvicinarsi alla santità.

Quali sono le maggiori resistenze ad un'autentica spiritualità ispirata a santa Rita?

Non parlerei di resistenze, piuttosto di difficoltà che possiamo incontrare votandoci alla spiritualità ritiana e, quindi, a Cristo. Portare la croce non è mai facile, né scontato, implica una scelta che si rinnova ogni giorno, nel sacrificio e nell’accettazione della sofferenza. La santità è un valore che possiamo perseguire attraverso l’umiltà e la carità, la sobrietà e la solidarietà. Una sfida che comporta l’avere un altro punto di vista, davanti alle difficoltà di ogni giorno.

Chi si rivolge a voi cosa chiede? E cosa cerca?

Ascolto, prima di tutto. La vita quotidiana spesso ci comunica un messaggio diverso, che siamo soli, che la nostra voce resta inascoltata, che il potere è racchiuso nell’influenza che l’uno può esercitare sull’altro allo scopo di perseguire obiettivi personali o comunque l’interesse privato che, sovente, coincide con quello materiale. Molti dei pellegrini che giungono al santuario di Santa Rita spesso sono feriti nello spirito prima che nel corpo.

Ha senso la vita monastica oggi?

Direi che ha senso, ora più che mai, se di “senso” possiamo parlare. Il nostro apostolato consiste nell’evangelizzazione del cuore attraverso le vie dell’interiorità per aiutare l’uomo a ritrovare se stesso, la sua vera libertà e avvicinarsi a Dio. In questo senso, credo che la nostra missione abbia valore oggi più che mai. È nostro dovere di monache, quello di ricordare qual è la strada che conduce alla salvezza.

Come si esprime il vostro rapporto col mondo? Quale contributo offrite al mondo?

Operiamo per portare il Vangelo nei cuori con la preghiera e l’ascolto del prossimo, affinché le persone siano libere in Cristo. Il nostro desiderio di monache è di vivere di Cristo e aiutarlo a salvare il mondo, a portare gioia e speranza ad ogni uomo che soffre ed è nel bisogno. A noi, consorelle agostiniane, santa Rita ha lasciato una grande eredità. Lei ha messo Cristo sempre al primo posto. Anche noi, come lei, vogliamo profumare il mondo con una vita donata per amore, senza riserve, per portare tante anime alla salvezza, diffondere speranza e donare pace vera.

Dal suo particolare punto di osservazione come vede il mondo? Quali sono gli aspetti che più la preoccupano?

Sono circa 42 anni che vedo il mondo dalla clausura e, in questo periodo, l’entusiasmo e la gioia sono cresciuti sempre più. Santa Rita ci insegna ad avere fiducia nel creato e in particolare nelle persone. Ecco perché, nonostante le dure prove di cui la vita è generosa, e malgrado un mondo che, ieri come oggi, propone una felicità illusoria, serbo la speranza che, abbandonandoci a Dio Padre, conosceremo la nostra salvezza. Mi preoccupa molto la predominanza schiacciante che l’interesse del singolo ha sul bene comune, l’egoismo cieco che rischia di soffocare valori preziosi e basici come quelli del dialogo e della solidarietà. Oggi molte famiglie e, più in generale, molte persone stanno pagando sulla propria pelle le conseguenze della crisi economica. Popoli interi sono privati del loro diritto a vivere una vita dignitosa; subiscono, quando non pagano con la vita, a causa dell’interesse materiale di pochi. Il progresso spirituale e materiale dell’umanità passa necessariamente per il rispetto dell’altro. Nel nostro piccolo, vorremmo poter dare conforto a tutte le persone che soffrono ingiustamente. Benedetto XVI sostiene che «la vera crisi è una crisi di fede». Perciò, se recuperiamo mediante la fede in Gesù valori come giustizia, solidarietà e onestà, l’uomo troverà l’equilibrio e potrà risalire dal baratro in cui si è messo. Il prossimo numero del nostro bimestrale «Dalle Api alle Rose» lancia un appello a tutti coloro che hanno il potere di decidere le sorti dei Paesi e dei popoli di abbandonarsi all’abbraccio paterno di Dio e di riflettere sull’importanza imprescindibile e vitale, per l’umanità del bene comune. Oggi, siamo tutti più poveri, ma non abbiamo esagerato nella ricerca del benessere? La felicità non è nel possesso di molte cose, ma nella promessa di Gesù che parla al nostro cuore inquieto e alla nostra sete di amore.

Ad una giovane che si avvicina a voi che cosa si sentirebbe di dire?

Non ad una giovane, ma a tutti i giovani mi sentirei di dire «Dio c’è ed è con noi, in nostra compagnia». Il tempo che viviamo non è facile, molti giovani non possiedono il lavoro. Ad essi dico di aggrapparsi con tutte le forze alla speranza, nonostante i tanti problemi che incontrano sul loro cammino. Non sono soli. Preghiamo perché essi continuino a credere nei loro sogni, con la libertà e la certezza che Dio ha in serbo per loro sempre il meglio.

Pasquale Pellegrini

 



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