Il Papa in Libano missione difficile

E’ lo spirito e il vento di rinnovamento che soffia costantemente nella Chiesa e la mantiene giovane e radicata nella fede e nella tradizione, aperta a tutti i popoli e a tutte le genti. E il tema «Fede» è dominante in questo tempo che si apre con l’inizio dell’autunno e quindi con la piena ripresa delle attività che si potrebbero ritenere normali se non altro perché previste e segnate nel calendario.

Si è in attesa dell’annuncio della quarta enciclica di Papa Benedetto XVI, ma nessuna previsione è possibile al momento, se non che si ritiene che la stia scrivendo e per questa ragione ha prolungato il suo soggiorno nella sede estiva di Castel Gandolfo per tutto il mese di settembre. Conferme non sono venute dalla sala stampa della Santa sede.

Si arguisce che il tema di questa nuova enciclica sarà quello della fede, un cardine della vita cristiana, virtù che il Pontefice non si stanca di ravvivare dall’inizio del suo pontificato e ancor prima con il suo insegnamento e i saggi di teologia in un mondo preda del relativismo, una tendenza, e forse ancor più che una tendenza, un pericolo, una deriva avvertiti non solo dalla Chiesa cattolica, ma anche da tutte le altre confessioni cristiane, quali l’ortodossa, l’anglicana, la luterana. Come testimoniano i ripetuti incontri fra i leader delle religioni. Non si non può non rilevare ancora una volta che Benedetto XVI ha creato appositamente un nuovo dicastero, quello della Nuova evangelizzazione e ha indetto «l’Anno della fede», che avrà la sua apertura ufficiale a Roma il 12-14 novembre prossimi e poi si articolerà per tutto l’anno nelle diocesi.

In attesa dell’enciclica, dunque, che darà un’altra scossa al mondo per la sua portata universale, la stampa in moltissime lingue, la sinossi e i commenti che ne faranno gli eruditi e gli studiosi in ogni campo delle scienze religiose, sociali e umanistiche, apparirà prima la «Vita di Gesù - Terza Parte» che Joseph Ratzinger ha finito di scrivere in tedesco, l’ha consegnata all’editore e ai traduttori.                        .   

Di sicuro un avvenimento che assume le dimensioni di incontro tra le religioni è l’imminente visita in Libano a partire da venerdì 14 di questo mese e per la durata di tre giorni. Su questo viaggio apostolico già sono stati diffusi i particolari dalla sala stampa vaticana. E’ un viaggio importante e delicato, sia per confortare e rinsaldare nella fede cattolica la comunità libanese, circondata da altre confessioni, che non nascondono forti stimoli di proselitismo, fra cui l’Islam, sia per lanciare un messaggio di pace e di convivenza in un contesto, quello mediorientale, fra i più caldi della terra, con popoli in dissidio e in guerra tra loro, continue emigrazioni, rincorsa agli armamenti, compreso quello atomico, come vuole fare la Siria.

In ottobre, dopo che il 4 di quel mese il Papa si sarà recato a Loreto, un santuario particolarmente importante per i cattolici italiani, da dove sono partiti documenti fondamentali di spiritualità e di unione, nel ricordo del viaggio che vi compì Giovanni XXIII, il papa del Concilio ecumenico vaticano II, aprirà il giorno 11 il Sinodo dei vescovi, un raduno che si annuncia di un’ampiezza straordinaria e che metterà a fuoco i problemi e le condizioni della Chiesa in ogni parte del mondo, in Italia, come nel resto dell’Europa, nel Nord e Sud America, come in Asia, in Africa, con particolare riguardo ai Paesi emergenti come l’India e il Brasile, o Paesi dove la Chiesa soffre o è asservita come in Cina. O dove i cattolici – e gli altri cristiani – sono perseguitati e uccisi, come in Africa e in Medio Oriente. «Come la Chiesa vive oggi la sua originaria vocazione evangelizzatrice, a fronte delle sfide con cui è chiamata a misurarsi, per evitare il rischio della dispersione e della frammentazione»: ecco il tema posto al centro dei lavori del Sinodo, come evidenzia l’Instrumentum  laboris, l’ordine del giorno di questa XIII Assemblea, appena diffuso. Ma si va anche oltre. Infatti sono già state aperte le iscrizioni per la Giornata mondiale della gioventù in programma in Brasile.

Si guarda avanti. Con «fede». Questo è il comandamento. E con amore. Il Papa, tra un incontro e l’altro (un gioioso e rilassante incontro con i suoi allievi di un tempo, un magnifico concerto offertogli dalla sua terra bavarese) esalta «l’amore alla verità» che «non scende a compromessi». Ricorda Giovanni Battista, che «non ebbe timore di rivolgere parole forti a chi aveva smarrito la strada di Dio»: una «grande figura, una forza nella passione, nella resistenza contro i potenti». Non solo uomo di preghiera, ma una guida che ricorda a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con la Verità. La Verità è verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. La preghiera non è tempo perso, non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche, ma è esattamente il contrario: solo se se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio.

Certo turbano eventi come la vicenda del maggiordomo Paolo Gabriele, che subirà il processo pubblico, aperto anche alla stampa, per il furto aggravato dei documenti papali, e soprattutto turba  la crisi economica. La Chiesa italiana è attenta, segue gli eventi, analizza la situazione per verificare se sono maturi i tempi e se esistono le condizioni per patrocinare in qualche modo la nascita di un partito politico a fisionomia cattolica. Sottolinea intanto la Chiesa italiana la sua profonda unione «con il successore di Pietro» e ne coglie un segno nel fatto che, pur nel perdurare delle difficoltà economiche, le offerte per la carità del Papa non solo non sono diminuite, ma anzi sono aumentate. A sua volta, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, guidando il pellegrinaggio a piedi al Santuario della Guardia, in Liguria, nell’omelia della messa si è soffermato sulla «grave congiuntura economica».

«Nel cuore», ha detto, «abbiamo il peso della crisi che attanaglia, e il pensiero corre al lavoro di chi l’ha e spera di tenerlo, di chi lo cerca e non riesce a trovarlo, di chi l’ha perso». La Chiesa, ha aggiunto, «cerca di allargare sempre più le sue braccia per accogliere quanti più possibile».

Secondo Bagnasco, si è in presenza «non di una crisi congiunturale, ma di sistema». Per uscirne è necessario farlo insieme, stringendo «i ranghi dell’amore per il Paese» e, quindi, tenendo «ben saldo il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo».

«E’ l’ora di una solidarietà lungimirante», ha insistito, «della assoluta concentrazione sui problemi prioritari dell’economia e del lavoro, della rifondazione della politica e delle procedure partecipative, della riforma dello Stato: problemi che hanno come centro la persona e ne sono il necessario sviluppo». Il pensiero del cardinale è andato soprattutto alla famiglia «fondamento affidabile della coesione sociale, baluardo educativo dei giovani, vincolo di solidarietà tra generazioni», per chiedere che ne venga «riconosciuto pubblicamente il valore unico, ponendo in essere tutte quelle misure necessarie e urgenti affinché non sia umiliata e non deperisca».

Antonio Sassone



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