I giorni febbrili di Papa Ratzinger

 

Benedetto XVI prepara un’altra enciclica, la quarta del suo pontificato dopo la Deus caritas est del 2006, la Spe salvi dell’anno successivo e la Caritas in veritate emanata due anni dopo, nel 2009, un documento fondamentale perché in essa è contenuta l’analisi di quella crisi economica e sociale che sarebbe diventata devastante qualche anno dopo.

A questa nuova enciclica, che avrebbe come fulcro la fede (dopo la speranza e la carità si conclude il ciclo delle tre virtù teologali), il Papa continua a lavorare nella residenza estiva di Castel Gandolfo, prolungando il soggiorno per l’intero mese di settembre, dopo aver licenziato il testo della terza parte sulla «Vita di Gesù». L’ha scritta in tedesco e ora il testo è in mano ai traduttori e all’editore per la pubblicazione multilingue.

Ma non starà fermo nella villa, papa Ratzinger. Da lì partirà per il Libano, il 14 settembre per rientrarvi dopo tre giorni. E’ un viaggio importante e delicato. Il Libano, come si sa, è nel Medio Oriente ed è un’enclave cattolica di rito maronita in una terra dove si contano 20 Paesi, distribuiti su una superficie di 7 milioni e 181 mila kmq, popolati da 356 milioni e 174 mila persone. I cattolici sono 5 milioni 707 mila, appena l’1,6 per cento. I cristiani sono all’incirca 20 milioni, pari al 5,62 per cento. Non è tutto. C’è la “diaspora”: i mediorientali emigrati dappertutto, dove hanno istituito comunità e creato chiese, specie i cattolici di rito orientale, dai libanesi ai caldei, dai copti agli armeni. Nelle terre di Gesù, e prima ancora di Abramo, non si tratta soltanto di sopportarsi. Tanto meno di combattersi, odiarsi, uccidersi. Ma di convivere, comprendersi. Possibilmente amarsi. Se i cristiani sono perseguitati, sono vittime di attentati e delitti, questo è vero anche per gli appartenenti ad altre religioni, musulmani ed ebrei. Tutti hanno i loro martiri.

Gli sforzi tendono a far cessare gli odi, intensificare le intese e il dialogo, confrontarsi, spiegarsi. L’elenco dei Paesi (Arabia Saudita, Behrein, Cipro, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Siria, Turchia, Territori palestinesi e Yemen) dà di per sé l’idea delle difficoltà di comprensione e di convivenza tra popoli, razze, etnie, lingue, costumi, religioni, usanze, riti. Ogni sforzo va comunque compiuto ed è in questo spirito che si muove il Papa. C’è da aspettarsi che delegazioni di tutti questi Paesi e gruppi si presenteranno a Benedetto XVI.

Il Papa, che riprende le udienze del mercoledì, si recherà anche a Loreto. E in attesa di aprire l’Anno della fede l’11 ottobre in San Pietro, nel cinquantenario dell’inaugurazione del Concilio ecumenico vaticano II, si prenderà qualche pausa di relax e di letizia spirituale, come quando accoglierà i bavaresi che verranno a celebrare con lui la Festa bavarese o i gruppi dei suoi ex-allievi. Né mancherà qualche concerto, o qualche sorpresa, come quando nelle ultime settimane alcune suore, di domenica all’Angelus, si sono brevemente esibite in un divertente concertino folk. In ottobre, proprio in coincidenza con la Messa solenne per l’Anno della fede, proclamerà alcuni beati e santi, e aprirà il Sinodo dei vescovi, un’assemblea straordinaria, quasi un Concilio, seppure non ne ha l’autorità.

Insomma, un inizio d’autunno abbastanza denso e significativo. In questo contesto si può comprendere che uno spirito illuminato, superiore, un uomo dotato di grande cultura e bontà, quale è Benedetto XVI, può lasciar passare senza mostrare di esserne profondamente ferito o comunque appena turbato, la vicenda di Paolo Gabriele, l'aiutante di camera che, dopo l’arresto del 23 maggio per aver sottratto documenti dall’appartamento papale ed essersi reso reo di furto aggravato, attende il giudizio presso il Tribunale vaticano. Si celebrerà nelle prossime settimane. Con lui è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento anche un analista programmatore della segreteria vaticana, Claudio Sciarpelletti, incarcerato solo per una notte. La sua sarebbe infatti una imputazione lieve.

L’attesa è forte, specie da parte di vuole acuire i toni della speculazione, e dei giornalisti della stampa estera. Ma non si sa se la stampa sarà ammessa. Per ora la Vatilikeas, come è stata definita, non ha fatto emergere quella congiura ad ampie dimensioni, ipotizzata e da alcuni auspicata, pur di parlare di veleni e di tradimenti dentro i Sacri palazzi. L’autore di questa demenziale strategia era e rimane il solo ex maggiordomo, la cui personalità maniacale, paranoide, è stata analizzata a fondo sotto il profilo psicologico, psichiatrico e psicanalitico dai periti. Ne è venuto fuori il ritratto di un uomo instabile, per dire poco, che addirittura si è investito di sacro furore e si è dichiarato inviato dallo Spirito Santo. I particolari sono stati resi noti nella prima decade di agosto, contestualmente alla diffusione dei vari rapporti, giudiziari e medico legali, con i quali Gabriele viene rinviato a giudizio. E’ un dossier voluminoso ed esplicito, sebbene con alcuni omissis, che potrebbero forse nascondere i nomi di altre persone implicate. O di persone che forse sapevano e forse sospettavano e non sono intervenute per impedire che il “corvo” portasse all’esterno tutto quel materiale, che di per sé non contiene nulla di compromettente, salvo la gravità del fatto.

Come nei romanzi di Agatha Christie il maggiordomo si è rivelato infedele. C’è da restare allibiti, a dire poco, dal fatto che la refurtiva è stata accumulata in almeno due anni. Nella casa dell’indagato sono stati trovati altri archivi e perfino un assegno intestato al Papa di 100 mila euro, una pepita d’oro donata a Benedetto XVI da fedeli latino-americani e una edizione pregiata dell'«Eneide» del 1581. In ogni caso, l’istruttoria è ancora in corso. E mentre i giudici vaticani proseguono le indagini, da cui c’e da attendersi nuovi particolari, il Papa potrebbe rivelare il rapporto che gli hanno consegnato i tre cardinali da lui nominati. Le indagini nei confronti di Paolo Gabriele hanno portato anche, tra giugno e inizio luglio, a una perizia psichiatrica, su richiesta del promotore di giustizia, condivisa dall’avvocato difensore. La perizia si è resa necessaria per dipanare quelle testimonianze che dipingevano il Gabriele come «persona corretta e normale», mentre le sue stesse confessioni e i riscontri investigativi indicavano una personalità disturbata. Il Papa, nel costante rispetto del lavoro della magistratura, non pubblica «le risultanze della commissione cardinalizia, per non condizionarla» e, come ha reso noto la sala stampa vaticana, «ha ricevuto questi documenti, ne ha preso conoscenza, rimane nel suo potere intervenire qualora voglia o ritenga opportuno, ma finora non lo ha fatto». Non si escludono ulteriori indagini per scoprire eventuali complici, né rogatorie internazionali. «Si fa un passo alla volta», dicono in Vaticano, come richiede un’indagine così complessa.

ANTONIO SASSONE



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