Il Pontefice e i conti del Vaticano

 

Era prevedibile, ma ha egualmente suscitato stupore la folla di fedeli che si è presentata a salutare il Papa nella sua prima domenica a Castel Gandolfo, la residenza estiva. Il cortile della Villa non è piazza San Pietro e il balconcino non ha l’altezza della finestra del Palazzo apostolico. Qui il Papa lo vedi, quasi lo toccheresti, lo fotografi da vicino. Ed è singolare che appena si affaccia, non fa in tempo a dire «cari fratelli e sorelle» che si alza subito un coro. La gente si unisce. Il Papa è sorpreso e lieto. Sono i ragazzi di Dresda. Tutti applaudono e lui applaude con la gente. «Ringraziamo i ragazzi di Dresda che hanno cantato così bene!», dice commosso.

Insomma, la gente è accorsa lungo la via dei Laghi e nell’ora più calda per confermare ancora una volta a Benedetto XVI il proprio affetto e la propria solidarietà, per augurargli un sereno riposo fisico e mentale dopo le fatiche di un anno durissimo di attività apostolica e di governo della Chiesa, ma non privo di amarezze, accettate con grande forza d’animo, con le voci e le ipotesi di congiure, la scoperta dell’infedeltà del suo maggiordomo reo confesso di aver sottratto documenti riservati, divulgati all’esterno con conseguente sconcerto dell’opinione pubblica e dei credenti, non tanto per il contenuto dei documenti, quanto per il fatto in sé. Se si sottraggono documenti dalla scrivania del Papa e dal suo archivio personale, c’è da temere che possa accadere qualsiasi altra cosa. Insomma corvi e veleni nella curia pontificia, cui il Pontefice ha fatto fronte con serenità e fermezza che ancora una volta hanno ribadito che non si deve confondere il carattere mite di papa Ratzinger con la fermezza e decisione, che non gli mancano e non gli sono mancate.

Un deciso stop ai veleni, alle voci ricorrenti di purghe e di ribaltoni ai vertici della curia come se si trattasse di qualsiasi organismo di potere terreno, lo ha posto confermando la piena fiducia nel suo segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. Lo ha fatto con atto autografo, o meglio chirografo, riportato in prima pagina dall’«Osservatore romano». E ha voluto farlo proprio prima di partire per le ferie. Un testo breve, ma significativo, ricco di umanità, che attesta i legami di amicizia, di fiducia,di affinità spirituale. Forse sono rimasti delusi coloro che si aspettavano colpi di scena. Gli assettati dello scoop. Invece il Papa ha imboccato un’altra strada. Questa la sua breve ma completa lettera: «Al Venerato e Caro Fratello il Signor Cardinale Tarcisio Bertone. Alla vigilia della partenza per il soggiorno estivo a Castel Gandolfo, desidero esprimerLe profonda riconoscenza per la Sua discreta vicinanza e per il Suo illuminato consiglio, che ho trovato di particolare aiuto in questi ultimi mesi. Avendo notato con rammarico le ingiuste critiche levatesi verso la Sua persona, intendo rinnovarLe l’attestazione della mia personale fiducia, che già ebbi modo di manifestarLe con la Lettera del 15 gennaio 2010, il cui contenuto rimane per me immutato. Nell’affidare il Suo ministero alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, mi è gradito inviarLe, insieme con il fraterno saluto, la Benedizione Apostolica, in pegno di ogni desiderato bene».

Come scrive un autorevole commentatore di cose vaticane, «dalla contestazione, papa Joseph Ratzinger non si lascia intimidire. Non la subisce, anzi, sui casi cruciali la provoca, volutamente». Esemplare, a questo riguardo, è la sua decisa azione nella drammatica vicenda degli abusi sessuali sui minori da parte di chierici. Il Papa ha affidato i colpevoli ai tribunali civili. Anche la burrasca che sconvolge l'Istituto per le opere di religione, la "banca" vaticana, ha la sua prima origine proprio da lui, dal suo ordine di assicurare la massima trasparenza finanziaria. «Non il contenuto dei documenti, quindi, ma la loro fuga è la vera spina di questo pontificato. È tradimento di quel patto di lealtà che tiene insieme chi è parte di un'istituzione, a maggior ragione della Chiesa, dove l'inviolabilità del "foro interno" e ancor più del segreto della confessione ispira una generale riservatezza nelle procedure. Gli ammutinati sostengono, anonimi, di farlo per il bene della Chiesa stessa. È una giustificazione ricorrente nella storia. Dallo scandalo dicono di voler ricavare una rigenerazione del cristianesimo. Ma a tanti loro sostenitori "laici" interessa che la Chiesa collassi. Non che sia rigenerata, ma umiliata».

Tempo di bilanci anche nello Stato Città del Vaticano. I cardinali preposti hanno licenziato il bilancio consolidato della Santa Sede per il 2011, registrando un disavanzo di poco meno di 15 milioni di euro, che non è certo preoccupante e che potrà essere coperto. E’ Il risultato «dell'andamento negativo dei mercati finanziari mondiali che non ha consentito di raggiungere gli obiettivi preventivati». Questa una delle cause indicate dal pool dei porporati che hanno passato ai raggi X entrate e uscite. Il direttore della sala stampa, padre Federico Lombardi, che ha illustrato il documento ai giornalisti, ha detto che una prima, importante annotazione in tempi di tagli orizzontali e verticali, di dolorosi licenziamenti, è che «per risparmiare non si è fatto ricorso a tagli dei posti di lavoro, nonostante la difficile situazione a livello economico». In Vaticano lavorano 2.832 persone. E proprio uno dei settori che lo stesso Lombardi dirige, la Radio vaticana, è andata in deficit, tanto per seguire il trend dei media nel nostro e in altri Paesi. La Radio vaticana diffonde in tutto il mondo, in un numero elevato di lingue, ha annunciatori, traduttori e interpreti. Da qui i suoi rilevanti costi. Ma di recente ha varato novità tecnologiche, ad esempio col diverso impiego delle onde elettromagnetiche, che consentono significativi risparmi. Stesso destino della Radio, l’«Osservatore romano».

Per un’analisi comparativa, si è fatto riscontro al bilancio 2010 che segnava un attivo di quasi 10 milioni di euro. Era quello il primo risultato positivo dopo due bilanci precedenti in perdita: quello 2009, che aveva fatto registrare perdite per 4,1 milioni di euro, e quello 2008, in cui il rosso era stato di 911mila euro. Nel 2009, poi, si era fatto ricorso al «riassorbimento» delle perdite lasciate fuori bilancio nel 2008 in seguito alla crisi finanziaria. Frutto di investimenti sbagliati a Wall Street. Note positive arrivano da quello che è stato denominato il «municipio» del Papa, ossia Il Governatorato della Città del Vaticano, che ha un'amministrazione autonoma da uffici, dicasteri, nunziature. Ha chiuso il 2011 con un attivo di quasi 22 milioni di euro. Conta 1.887 dipendenti, inclusi i gendarmi. Già nel 2010 il Governatorato aveva dato segni di ripresa dopo che negli anni precedenti il bilancio del «municipio» vaticano era invece in pesante disavanzo (7 milioni nel 2009 e 15 milioni nel 2008). Era quello il «biennio nero» denunciato dall'ex segretario generale del Governatorato, Carlo Maria Viganò, poi trasferito a Washington: con clamore mediatico le sue annotazioni riservate erano finite sui giornali nel quadro della fuga di notizie ribattezzata «Vatileaks».

In realtà la fotografia finanziaria non è completa. Vengono resi pubblici soltanto i bilanci di alcune amministrazioni, ma con rendiconti frantumati senza un dato universale. La recessione, comunque, non ha risparmiato la gestione delle finanze del Vaticano, il cui patrimonio è in gran parte formato da investimenti in titoli e obbligazioni e da proprietà immobiliari. Oltre ad una riserva aurea che fa del metallo prezioso una «garanzia» contro le turbolenze dei mercati globalizzati. Negli ultimi tempi, inoltre, cifre rilevanti sono state sborsate per la sicurezza all'interno delle mura leonine. Gli oneri ordinari e straordinari a cui far fronte sono così gravosi da rendere «indispensabile il massimo rigore economico», hanno sottolineano in Segretaria di Stato. Voce attiva è quella dei Musei vaticani, che da un anno aprono anche di notte e alla visita, con lo stesso biglietto, abbinano pure un pregevole concerto. Gli introiti sono passati da 82.400.000 euro del 2010, a 91.300.000. Sono più 5 milioni i turisti, gli amanti dell’arte che fanno lunghe file a ridosso delle mura per godere delle meraviglie della Cappella sistina e delle Logge di Raffaello. Secondo le statistiche e i giudizi degli esperti i tesori artistici del Vaticano e le sue opere sono «tra le più prestigiose e importanti del mondo».

Dai dividendi dello Ior alla carità del Papa sono stati devoluti sei milioni di euro in meno dell'anno scorso, somme che il Papa può impiegare come crede. Diverso è il caso dell’Obolo di San Pietro, che ha registrato un aumento del 7,5 per cento delle offerte. Queste offerte personali, che il Papa usa per la sua carità, ad esempio offerte ai terremotati o simili, stanno a dimostrare quanto i fedeli siano partecipi delle esigenze del Santo Padre.

Il cuore di Benedetto XVI è grande. Dal piccolo terrazzo di Castel Gandolfo ha detto che «i miracoli di Cristo non sono esibizione di potenza, ma segni dell’amore di Dio, che si attua là dove incontra la fede dell’uomo, è una reciprocità. L’uomo Gesù di Nazareth è la trasparenza di Dio, in Lui Dio abita pienamente. E mentre noi, anche noi, cerchiamo sempre altri segni, altri prodigi, non ci accorgiamo che il vero Segno è Lui, Dio fatto carne, è Lui il più grande miracolo dell’universo: tutto l’amore di Dio racchiuso in un cuore umano, in un volto d’uomo». A Castel Gandolfo, con la brezza del lago, Benedetto XVI certamente troverà soluzioni per la Chiesa, probabilmente completerà il libro su Gesù, andrà una di queste domeniche a celebrare la messa nella vicina Frascati, non andrà certo a Rimini al meeting di Comunione e Liberazione e a settembre andrà ad incontrare i cattolici maroniti e armeni in Libano, insieme a ortodossi, ebrei e musulmani, in un ininterrotto slancio cristiano ed ecumenico.

Antonio Sassone

 



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