E Maritain non fu condannato

 

Quando nel 1946, studente nell’Università statale di Torino, ero impegnato nella mia tesi di laurea sul tema «L’educazione nell’umanesimo integrale di Maritain», tema suggeritomi dal salesiano don Giuseppe Gemmellaro, docente di sociologia al Pontificio ateneo salesiano, allora a Torino, andai a Firenze a consultare Giorgio La Pira, che mi disse, semplicemente «scava e troverai dell’oro». Ora sulla soglia dei 90 anni, lavorando sulle numerose corrispondenze di Jacques Maritain (ne ricordo alcune: Charles Journet, 1.903 lettere, Paul Claudel, 27, Gino Severini, 203, Étienne Gilson, 105, Jean Cocteau, 158, François Mauriac, 67, Julien Green, 254, Yves Simon, 798, Saul Alinsky, 73) continuo a scavare, e la miniera non ha fondo.

Il pensiero di Maritain è complesso, ma bene articolato, perché, sulla base della filosofia di san Tommaso, concilia tradizione e modernità, umanesimo e cristianesimo, natura e soprannatura, libertà e grazia, ragione e fede, Stato e Chiesa. Per questa complessità articolata non sempre è stato compreso e nel 1956 ha rischiato di essere condannato, ma fu sempre difeso da Giovan Battista Montini-Paolo VI, che nella enciclica Populorum progressio alla nota 37 cita proprio «Umanesimo integrale». Il Concilio Vaticano II si è mosso nella direzione indicata da Maritain con il riconoscimento della libertà religiosa nella dichiarazione Dignitatis humanae. Si tratta di passare da una concezione politica della religione a una concezione evangelica della politica. Ma nel 1956 c’erano ancora i nostalgici della concezione di uno “Stato cattolico”, che istituzionalizza la fede delle strutture civili e un articolo di padre Antonio Messineo pubblicato su «Civiltà cattolica» sembrò preludere ad una condanna di Maritain suscitando roventi polemiche.

In questi giorni, nel lavorare sulla corrispondenza Journet-Maritain, ho trovato una lettera del teologo svizzero che in data 11 gennaio 1957 scrive: «Un prete italiano mi ha scritto: “Mi hanno detto che dopo la pubblicazione dell’articolo della ‘Civiltà cattolica’ si è avuto una frenata nell’ambiente della rivista e nei numeri seguenti non c’è alcun cenno alla controversia, non si è nemmeno risposto alle difese di Maritain fatte da periodici cattolici molto diffusi come ‘il nostro tempo’“». Incuriosito, ho voluto fare una ricerca e ho scoperto che “il problema Maritain” viene da lontano.

I fatti precedenti

L’articolo di Antonio Messineo «L’umanesimo integrale» pubblicato nel 1956 su «Civiltà cattolica» è un attacco frontale, definisce «umanesimo naturalistico» quello di Maritain, fraintendendo completamente il suo pensiero. Ma era stato preceduto da diversi altri articoli del medesimo gesuita come «Soggettivismo e libertà religiosa» (1° luglio 1950), «Stato laico e laicizzante» (19 gennaio 1952), «Laicismo politico e dottrina cattolica» (5 aprile 1952), che attaccavano la dottrina maritainiana. Nell’articolo del 1950 si legge: «L’Umanesimo integrale proposto da certi scrittori come fondamento delle relazioni collettive sul piano temporale non è in sostanza, a dire il vero, che un naturalismo integrale, un naturalismo totale».

E’ interessante una lettera di Montini, allora a Roma come pro-segretario di Stato, che, in data 13 luglio 1952, scrive a Maritain «qui la ricordiamo sempre con devozione, anche se non basta il tempo per seguire tutta la Sua sempre feconda opera di scrittore e di maestro. Sentiamo gli echi di qualche importuna polemica, ma sembra non fare molta paura. Vi è tanto bisogno di confortare il pensiero speculativo della nostra generazione a riprendere le luminose vie della filosofia perenne; e noi speriamo molto che Ella le sarà ancora di guida coraggiosa e sicura»

Maritain nel 1951 raccoglie nel volume «L’Uomo e lo Stato» sei conferenze tenute all’Università di Chicago, in cui rileva come la relazione tra lo Stato e la Chiesa passa attraverso il corpo politico, perché lo Stato non può istituzionalizzare una religione, ma deve rispettare le religioni che si manifestano nella società civile. Nel 1953 padre Agostino Gemelli, rettore dell’Università Cattolica di Milano, fa tradurre in italiano questo volume e padre Messineo ne fa una recensione, che è una stroncatura, su «Civiltà cattolica» del 13 marzo 1954, alla quale risponde Guido Aceti nel numero di aprile della rivista «Vita e pensiero», difendendo le posizioni di Maritain. Nella recensione padre Messineo critica i concetti e le precise distinzioni maritainiane tra comunità, corpo politico, Stato, e afferma che il concetto di sovranità popolare di Maritain è vicino a quello di Rousseau: «La critica che egli muove al Rousseau non elimina la somiglianza della sua impostazione con quella del filosofo ginevrino» (p. 668). Giunge a scrivere: «Se vogliamo fare dell’ironia, diremmo che il concetto di comunità del Maritain si avvicina a quello sostenuto dalla teoria razzista germanica» (p. 665) e ritiene che in Maritain ci sia come dualismo che «deriva, da un lato, dalla sua sincera fede cattolica, che gli ha fatto abbracciare il credo cristiano, e, dall’altra, dalla sua precedente formazione alla mentalità liberale, rimasta come un sigillo non distrutto nel suo spirito e riapparsa, a fianco del pensiero cattolico,senza cedere ai suoi influssi, se non in parte, quando egli dalla filosofia speculativa è passato a discutere i problemi sociali. Siffatto dualismo si riflette   nelle sue opere e vi produce quel miscuglio, alle volte sconcertante, di pagine bellissime di apologia del cristianesimo e di altre con affermazioni teoretiche, che si stenta a conciliare con la tradizionale sociologia cristiana» (pp. 663-4). Padre Messineo non si avvede e non fa alcun riferimento agli stretti legami della riflessione maritainiana con la filosofia di san Tommaso.

In fondo l’oggetto della contesa era l’autonomia e la laicità dello Stato, che nella Chiesa alcuni ecclesiastici allora non riconoscevano. Infatti nel 1953 il card. Alfredo Ottavini, pro-segretario della Congregazione del Sant’Ufficio, in una conferenza all’Università Lateranense sui «Doveri dello Stato cattolico verso la religione», poi pubblicata in volume, attacca ripetutamente Maritain senza mai citarlo; ma in America il gesuita John Murrey critica apertamente le posizioni del card. Ottaviani nell’articolo «Leo XIII: Separation of Church and State» («Theological Studies», giugno 1953).

E’ Gemelli ad informare Maritain, allora docente in America alla Princeton University, con una lettera sul giudizio pesantemente negativo di «L’Uomo e lo Stato», inviandogli l’articolo di Aceti: «Ho fatto rispondere da uno dei miei collaboratori con un articolo nella rivista “Vita e pensiero”, rivista che dirigo e che è molto diffusa tra i cattolici italiani… E’ una buona risposta alle osservazioni poco fondate di padre Messineo» (9 maggio 1954).

L’attacco del 1956

Questa era la situazione culturale che opponeva non solo laici e cattolici, ma divideva anche il mondo cattolico, quando padre Messineo pubblica nel 1956 il nuovo articolo che attacca «Umanesimo integrale». Gemelli scrive a Maritain: «L’articolo ha dato luogo ad una penosa polemica sui giornali. Desidero dirvi che in quest’ora dolorosa vi sono vicino nella preghiera, sapendo bene ciò che voi avete fatto per la formazione di un pensiero cristiano nel mondo moderno» (13 settembre 1956).

Inizia la polemica la stampa laica con un articolo non firmato del quotidiano «L’Unità» in data 6 settembre 1956, «Duro attacco dei gesuiti al filosofo cattolico Maritain» (p. 7) e con un articolo de «Il Ponte» firmato F. B, «Padre Messineo e le critiche a “Umanesimo integrale” (n. 11, pp. 1998-2000), In campo cattolico, con tempestività, prudenza e saggezza interviene più volte «il nostro tempo». Il 13 settembre pubblica un testo di Maritain titolato «Unità e amore» che si chiude con queste parole: «Chi non comprende oggi, potrà comprendere domani. E, poi, come dice san Paolo, noi non abbiamo ricevuto per missione di far trionfare la verità, ma di combattere per essa».

E’ un riassunto delle posizioni di Maritain, è l’amore, il rispetto della persona, a raccordare la verità e la libertà. Segue un articolo firmato E. L (probabilmente di don Aldo Ellena, direttore della Scuola per assistenti sociali dell’Onarmo) in cui si analizzano le assurde accuse di «relativismo storicistico», di «infiltrazione modernista», di «naturalismo» formulate da padre Messineo. Il 4 ottobre 1956 nelle notizie di cronaca, sempre su «il nostro tempo», si annota che, presente a Roma in quei giorni, «il cardinale Pierre Marie Gerlier, vescovo di Lione, ha manifestato i suoi timori per le conseguenze della condanna da parte della “Civiltà cattolica” della filosofia sociale di Maritain. Contro le tesi gesuite si sono schierati numerosi professori del Pontificio Ateneo Angelicum….Risulta, però, che le tesi sostenute dalla rivista sono state in anticipo esaminate ed approvate dalle massime autorità vaticane e che rappresentano il punto di vista della Santa Sede. A Roma è stato in questi giorni anche il cardinale spagnolo Arriba Y Castro,il quale ha portato l’adesione dell’episcopato spagnolo alla condanna di Maritain».

L’11 ottobre 1956 il settimanale torinese riporta un articolo, «Il problema Maritain» di don Vincenzo Arcozzi-Masino che, senza entrare in polemica con padre Messineo, sottolinea la coerenza della filosofia politica di Maritain con la sua riflessione filosofica e rileva i fondamenti tomistici della sua ricerca (lo riportiamo qui accanto).

Altri numerosi articoli in difesa di Maritain sono apparsi nelle riviste. Adriano Gallia scrive «L’umanesimo integrale è forse un integrale naturalismo?» e mette a confronto i testi di Pio XII e di Maritain con quelli di padre Messineo, in «Humanitas» (dicembre 1956) rilevando la coerenza del pensiero maritainiano con gli insegnamenti pontifici. La rivista «Battaglie politiche» dedica un intero fascicolo, «Testimonianza a Maritain» (ottobre-novembre 1956) con scritti di Jean Danielou, Giampietro Dore, Gaspare Mura, Giorgio Di Maio. In campo internazionale Charles Journet in «Nova et Vetera» il 30 settembre 1956 pubblica un lungo saggio nel quale confuta ad una ad una le critiche di padre Messineo, ripreso dalla rivista brasiliana «A Ordem».

Ma è la stessa congregazione dei gesuiti ad essere stupita di questi attacchi se padre Charles Boyer, insegnante di filosofia alla Gregoriana, segretario della Pontificia Accademia di san Tommaso, che dirige la rivista «Doctor Communis», scrive a Journet «sono stato sorpreso ed ho sofferto per l’articolo di “Civiltà cattolica”. Mi sarebbe difficile parlarne con l’autore. Credo che gli sia stato richiesto, forse in seguito a pressioni venute dall’America del Sud.... Conosco meno le idee politiche e sociali di Maritain di quelle delle altre parti della sua filosofia, ma non ha potuto scrivere quello che gli si rimprovera» (4 ottobre 1956).

Un secondo articolo, sempre di padre Messineo, contro Maritain era già pronto e impaginato a «Civiltà cattolica», ma a seguito di queste polemiche la pubblicazione viene bloccata per disposizione di quale autorità, per ora, non è dato sapere. Probabilmente c’è stato un tentativo di denunciare «Umanesimo integrale» al Sant’Ufficio, comunque la cosa non andò in porto, e una lettera di un membro della commissione di studio, il domenicano Paul Philippe, scritta a Journet, è molto significativa: «E’ un momento di prova; lo trafiggono da parte a parte. Essere accusato di seguire Bergson e Croce e di tradire la filosofia di san Tommaso è il colmo! Da molti anni prego per lui, ma l’ho fatto ancor di più l’anno scorso» (30 novembre 1957).

Maritain ne soffrì molto se a Gemelli, che lo aveva informato di quanto capitava in Italia, scrive il 27 settembre 1956: «Non ho ancora ricevuto l’articolo della “Civiltà cattolica” e non so che quello che mi hanno scritto i miei amici. Suppongo che se si cerca di dedicare la propria vita alla verità, che è il Cristo, bisogna attendersi di essere trattati in questo modo». Ma un conforto particolare gli viene da Giovan Battista Montini, allora arcivescovo di Milano, che nella relazione al Congresso dell’apostolato dei laici, «La missione e il mistero della Chiesa» (1957) lo cita e suscita un prolungato applauso.

Maritain in America lo viene a sapere e gli scrive: «Eccellenza, da un ritaglio di stampa vengo a conoscere l’emozionante testimonianza che avete avuto la bontà di darmi nel vostro recente discorso al congresso dell’Apostolato laico. Sono colpito nel più profondo del cuore e voglio ringraziarvi con la più profonda gratitudine» (18 ottobre 1957). Montini risponde: «Ho voluto inserire una frase di commento ad un paragrafo del mio discorso al congresso sul laicato cattolico a Roma, qualificando come eccessive le critiche fatte alla dottrina sull’”Umanesimo” di Vostra Eccellenza; ben poco, chè più non si poteva dire, ma bastò per avere un applauso da una assemblea sensibilissima. La ricordo sempre con devota memoria e volentieri pregherò per lei, per le persone care che sono con lei. Qui l’atmosfera non è cambiata, si vive sempre in grandi difficoltà spirituali. Ma la speranza cristiana ci consola. Dio la benedica» (22 ottobre 1957).

I fatti seguenti

La polemica del 1956 ebbe strascichi, ma per oggettività storica bisogna riconoscere che Pio XII ha saputo essere al di sopra delle polemiche, come risulta da una lettera dell’ambasciatore della Repubblica argentina a Journet: «La Santa Sede ha comunicato in forma privata ai vescovi dell’Argentina che l’articolo di padre Messineo esprime solamente l’opinione del suo autore» (14 aprile 1958). Montini aveva bene percepito la situazione che si era verificata in Italia, se ancora nel 1958 scrive al filosofo: «Come Ella saprà, la polemica sul Suo nome, specialmente circa l’umanesimo cristiano, è qui ancora accesa; ma non è chiara; e non si sa bene quale siano i punti controversi. Forse qualche elemento passionale e qualche orientamento pratico confonde la discussione e non consente l’esame tranquillo e sereno delle dottrine. Veritas liberabit vos» (25 agosto 1958).

Prudente e realistico il giudizio di Montini, perché in Italia non c’è solo la critica di padre Messineo, perchè i cardinali Ottaviani e Siri sono ostili alla filosofia politica di Maritain, e Pietro Parente, vescovo di Perugia, nella Lettera pastorale per la Quaresima del 1959 attacca Maritain come responsabile «forse in buona fede» della infiltrazione del laicismo nella Chiesa italiana e lo accusa di non essere competente in ecclesiologia. Tutte reazioni dovute ad una insufficiente conoscenza del pensiero di Maritain, come scrive Journet a Parente in una lunga lettera del 13 giugno 1959, documentandogli come le posizioni di Maritain siano in sintonia con le posizioni dei suoi volumi di teologia.

Ma il fatto che ha più addolorato il filosofo sono le vicende intorno ad una laurea della Università Cattolica di Milano. Il 26 novembre 1958 il Rettore comunica al filosofo che «la Facoltà di scienze politiche ha proposto di conferirvi la laurea honoris causa in Scienze politiche». Maritain ringrazia Gemelli, ma gli comunica che per motivi di salute non potrà essere a Milano l’8 dicembre 1958. Purtroppo in quel giorno la laurea viene consegnata agli altri designati, ma non a Maritain, mentre nell’aula magna dell’Università gli studenti indignati gridano Maritain, Maritain…

Cosa era capitato? Lo sappiamo da una lettera di Journet in data 15 febbraio 1959 a Maritain in cui sta scritto: «Attraverso Sugragnez, e per una via sicura, vengo a sapere che l’affaire del vostro dottorato a Milano non è passato attraverso la Segreteria di Stato. Messineo ha fatto agire un suo fratello laico professore di Diritto civile a Milano e uno dei suoi parenti ugualmente professore e tutti e due hanno minacciato di fare uno scandalo e di dare le dimissioni se vi fosse stata data laurea».

Qualche tempo dopo viene data a Maritain la laurea in filosofia. Montini aveva scritto a Journet il 7 gennaio 1959: «Io non ho fatto alcun passo per il conferimento della laurea….ma ne ho fatto tanti per dissipare false interpretazioni e per ottenere da Roma che il titolo, se non quello in Scienze politiche, quello almeno in Scienze filosofiche, gli sia riconosciuto; e spero riuscire, sebbene l’atmosfera non sia ancora serena. E’questa un’amarezza che poteva essere risparmiata all’insigne maestro; ma la pubblicità chiassosa della stampa mondana ha complicato le cose».

Qualche anno dopo, al termine del Concilio Vaticano II, Paolo VI consegnerà proprio a Maritain, in piazza san Pietro, l’8 gennaio 1965, il Messaggio agli uomini di pensiero e di scienza, una riparazione di tanta incomprensione. Ma, come insegna Maritain ne «La Chiesa di Cristo», nel giudicare le vicende della storia bisogna sempre distinguere tra la “Persona” della Chiesa, santa e infallibile, e il suo “personale”.

Considerazioni conclusive

Il “problema Maritain” non era banalmente politico per contrastare l’apertura a sinistra della Democrazia cristiana, come qualcuno ha voluto interpretare; padre Messineo, nella campagna elettorale del 1948, sostenne la linea laica di De Gasperi contro l’asse di destra formato da Msi, Uomo qualunque e alcuni democratico cristiani e contro le sinistre. Il problema era culturale, filosofico e teologico, bisognava superare l’età sacrale della cristianità, quella che aveva generato l’inquisizione e le guerre di religione, per iniziare una cristianità aperta. Si trattava di conciliare la verità e la libertà nella storia, cioè l’oggettività delle verità e la soggettività della coscienza, perché solo in Dio oggettività e soggettività coincidono. Ma contro c’erano, come con un tocco di ironia, dice Maritain ne «Il contadino della Garonna», da un parte i «Ruminanti della Santa Alleanza» che vogliono servirsi dello Stato per sostenere la religione, e dall’altra i «Montoni di Panurgo» che fanno di ogni opinione un fascio, quasi che non esistesse la verità. Bisogna, invece, superare ogni forma di fondamentalismo e di relativismo. In una società democratica bisogna trovare il raccordo tra la verità oggettiva e la libertà della coscienza, coscienza che è interiormente vincolata alla verità che conosce, ma che nessuna autorità può costringere con la forza a riconoscere.

Come ho documentato nei due volumi della «Storia della filosofia secondo Maritain» il pensiero antico e la Scolastica si bloccavano sulla verità, oggettivamente conosciuta, mentre il pensiero moderno e contemporaneo chiude il soggetto in se stesso e celebra la libertà come un assoluto, si tratta ora di trovare le connessioni tra l’oggetto e il soggetto, sul piano della filosofia e tra la verità e la libertà sul piano della politica; questo è il significato ultimo della lezione di Maritain sempre attuale, perché ogni uomo che nasce nella sua libertà è solo davanti alla Verità, gli altri lo possono aiutare ma non possono sostituirsi alla sua coscienza.

Piero Viotto

 



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