Il dolore e la fede

 

Papa Ratzinger tra grandi gesti e riti sacri, sacerdotali, e gesti di straordinaria umanità. Festa di San Pietro, il primo Papa, il suo referente, per celebrare la messa solenne nella Basilica vaticana e imporre il sacro pallio a tanti nuovi arcivescovi davanti all’enorme folla cosmopolita di fedeli, e visita ai terremotati dell’Emilia.

Un duplice filo lega questi due eventi, ed è la sofferenza del Papa per le vicende oscure e terrene, mondane, politiche, di tradimenti e infedeltà, di agguato alle spalle, e la sofferenza delle genti emiliane colpite dal terremoto,alle quali Benedetto XVI porta il suo conforto, la sua solidarietà, il suo affetto di Padre ai figli, sentimenti che seguono i gesti concreti della donazione in denaro, dell’aiuto concreto che si assomma a quelli della Cei e della Caritas, presente sul posto fin dai primi momenti del devastante sisma.

La ricorrenza liturgica di San Pietro, di cui il Papa è il successore, e come lui guidato, ispirato e fortificato da Cristo, si presenta quest’anno con un significato tutto particolare. Benedetto XVI impone il pallio, un’insegna, un simbolo di fedeltà e di appartenenza, un richiamo all’unione, a ben 40 nuovi arcivescovi, provenenti dai diversi continenti. Non era mai accaduto. E’ un evento che fa sentire al Pastore della Chiesa universale l’afflato, la vicinanza, la comunione con i pastori delle Chiese nazionali e locali, quelli che stanno a più diretto contatto con i fedeli. Una circostanza abbastanza straordinaria che consente al Papa di sentire il polso della Chiesa e dei cattolici nelle varie parti del mondo e constatare quali echi e sussulti abbiano avuto le vicende che negli ultimi mesi coinvolgono la curia romana, tra documenti trafugati nello studio e dall’archivio personale del Pontefice, la loro propagazione all’esterno delle mura vaticane, la pubblicazione sui giornali, la traduzione in libri, la diffusione in servizi televisivi. Il tutto sfociato in due episodi clamorosi e quasi riassuntivi: l’arresto del maggiordomo Paolo Gabriele, da più di un mese rinchiuso nelle carceri vaticane con un transfert in celle più confortevoli, e nelle autodimissioni del presidente delle Ior, il guru della finanza Gotti Tedeschi.

Il Papa è determinato a fare chiarezza e purificare, più che la Chiesa, la sua corte che, come ogni corte, manifesta vizi, ambizioni, concorrenze, invidie, forse congiure. A questo scopo, dopo aver nominato in prima istanza una commissione di tre cardinali indagatori che hanno portato appunto all’arresto del maggiordomo, quel cameriere segreto persona tra le più vicine al Papa per accudirlo nelle sue necessità quotidiane (servirgli i pasti, aiutarlo a vestirsi e a muoversi), ha raccolto attorno a sé, in due distinte sedute, i capi dei dicasteri pontifici, e altri insigni cardinali, fra i quali Camillo Ruini, un raffinato politico, a lungo vicario di Roma e presidente della Cei, un ruolo di artefice nel grandioso Giubileo dell’Anno Santo 2000, celebrato da Karol Wojtyla.

Sebbene in pensione, Ruini mantiene un forte carisma, è attivo su vari fronti ed è responsabile del progetto educativo della Cei. Insieme a lui il francese Jean Louis Tauran, l’australiano George Pell, il canadese Marc Ouellet, prefetto della congregazione dei vescovi, lo slovacco Jozef Tomko, uno degli 007. Cinque porporati, tre in servizio attivo e due emeriti. «La grande e varia esperienza di questi personaggi», ha affermato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi in uno dei suoi quasi quotidiani briefing, «non solo nell’ambito romano, ma anche internazionale, consente uno scambio di considerazioni e suggerimenti per contribuire a ristabilire il desiderato clima di serenità e di servizio della curia romana».

Una nomina effettuata è quella del giornalista americano Greg Burke, 52 anni, laico vicino all’Opus Dei, come «advisor per le comunicazioni» della Santa Sede. Lavorerà in Segreteria di Stato per «contribuire a integrare l’attenzione alle questioni della comunicazione». Un laico dopo Navarro Valls, ma non a dirigere la sala stampa, dove resta Federico Lombardi.

Tutto ciò induce alcuni giornali quotidiani, di solito equanimi e non votati al pettegolezzo, a lanciarsi in pronostici e predizioni. C’è chi dà per dimissionario a ottobre il cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, incolpevole bersaglio dei sospetti. Altri riducono le ipotesi alla nomina di un sottosegretario che lo affianchi, Altri ancora tracciano un intero cartello di nomine in diversi dicasteri vaticani. Intanto è stato nominato come presidente del Consiglio della famiglia, in sostituzione del cardinale Antonelli, il vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, uno dei fondatori della Comunità di S. Egidio. Febbre da scoop. Dall’entourage vaticano replicano che le nomine ci sono solo quando il Papa le fa.

Ed è ormai alle porte, il 7 ottobre, l‘Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che durerà tre settimane. «Un momento particolarmente significativo per la Chiesa cattolica», premette l’Instrumentum laboris, il libretto-guida in quattro capitoli, con la  prefazione del segretario generale del Sinodo, l’arcivescovo Nikola Eterovic, e una introduzione. Il tema, annunciato dal Papa, riflette in pieno la missione della Chiesa ai giorni nostri: «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». E’ una chiamata a tutto il popolo di Dio a ritrovare i veri valori e a rifiutare il relativismo palese o strisciante, l’ateismo, l’edonismo e tutti i devianti e deviati “ismi” della nostra epoca.

Si compiono 50 anni dall’apertura del Concilio ecumenico Vaticano II, 20 anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica e si apre l’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI. E’ in rapporto a questi tre significativi eventi che il Sinodo intende porre e accogliere la domanda «di conversione e di santità», l’invito a riscoprire la fede, formulato a più riprese dagli ultimi papi, da Paolo VI a Giovanni Paolo II, e riformulato in ogni circostanza, in tutti i suoi viaggi nelle più grandi Nazioni, in Inghilterra e negli Stati Uniti, in Germania e in Messico e a Cuba, dall’attuale Pontefice. A definire il tema sinodale hanno concorso le Conferenze episcopali, le Chiese particolari, i Sinodi delle Chiese orientali e anche da singoli fedeli. Ne è nato, documenta la guida ai lavori, «un elenco impressionante di iniziative in nome dell’evangelizzazione e per un suo rilancio».

Ecco che si usa un linguaggio comune, quotidiano. Forse tipico della politica per affermare che siamo di fronte a un’occasione propizia «per creare un fronte unitario e cattolico di ascolto, di discernimento, e soprattutto per dare unità alle scelte che si è chiamati a fare». In conclusione, il documento di lavoro, a più di due mesi dall’apertura dell’evento che vedrà confluire a Roma i vescovi di tutto il mondo, «auspica» che il Sinodo «sia un evento capace di infondere energie alle comunità cristiane e risposte concrete alle tante domande che sorgono oggi nella Chiesa riguardo alle sue capacità di evangelizzazione».

Ma quello che al momento rimane nel cuore e nella mente è l’incontro del Papa con le genti dell’Emilia Romagna. Mai si era visto tanto trasporto affettuoso di Benedetto XVI. «Non siete e non sarete soli», ha detto alle migliaia di persone venute ad accoglierlo al suo arrivo a San Marino di Carpi con i fiori offerti dai bambini e ad ascoltarlo a Rovereto di Novi, dove è crollato tutto e dove il sacerdote Ivan Martino è morto sotto le macerie nel tentativo di mettere in saldo una statua della Madonna. «Fin dal primo momento vi ho pensato e volevo venire tra voi», ha detto il Papa. «Ma quando ho visto che le vostre difficoltà erano diventate più grandi, sono venuto di persona». Il presidente della Regione, Vasco Errani, ha riaffermato la volontà delle genti colpite dal terremoto di voler ricostruire, di riprendere una vita di lavoro e di speranza, senza le lentezze burocratiche e senza le infiltrazioni mafiose. Sulla stessa linea si sono attestati il cardinale Carlo Caffarra e i vescovi e i sindaci di città famose, come Mantova, Ferrara, Fidenza, Modena, Rimini. Un incontro senza intermediari, questo di papa Benedetto, con i terremotati, dal cui abbraccio è stato difficile sciogliersi. Ha dato fiducia e speranza. Si è intrattenuto a lungo con tutti, è andato verso la folla e ha salutato i fotografi. Un Papa, un Padre umanissimo, che ha dato conforto, ma ne ha anche ricevuto. Ha avuto la misura e la testimonianza di quanto è amato.

Antonio Sassone

 



SIR | Avvenire.it | FISC

PRELUM Srl - P.I. 08056990016