Da Toniolo i cattolici nella società

 

«Giuseppe Toniolo? Studiatelo meglio» disse, secondo la testimonianza di Giulio Andreotti, mons. Montini agli studenti della Fuci. In realtà, pur dopo la sua beatificazione avvenuta lo scorso 29 aprile, anche nel mondo cattolico Toniolo rimane un illustre sconosciuto. Buon per noi che Ernesto Preziosi e Chiara Santomiero ottemperano all'invito del futuro Paolo VI, il primo con un'agile brochure  edita in joint venture con la gloriosa Ave (Anonima veritas editrice) e la Libreria editrice vaticana (pp. 66, 9 euro), la seconda con l'allegato dvd.

L'uno, pur senza aver steso una biografia nel senso rigoroso del termine, dà un'esauriente cognizione del­la vita di Toniolo e del ruolo che egli ebbe nella società e nel mondo cattolico del suo tempo e delle attinenti ricadute nel presente; l'altra con una serie di interviste a vescovi e laici, fra cui l'attuale ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi, che precisano la multiforme dimensione umana, culturale e civile di Toniolo. Nel risvolto della copertina si legge quanto Toniolo ebbe a scrivere: «A salvare la socie­tà presente non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe bensì un santo, anzi una società di santi». Ovvero, parafrasando Dostoevskij, «la santità salverà il mondo».

Toniolo nasce a Treviso 1l 7 marzo 1845, giorno in cui la Chiesa ricorda Tommaso d'Aquino, il santo filosofo che tenne sempre in gran conto l'unità del sapere. Per certi aspetti della sua vita di studioso Toniolo ne fu discepolo. Nel 1845 Treviso era ancora parte integrante del Lombardo Veneto a sua volta componente essenziale di quel caleidoscopio di nazionalità, culture, lingue che era l'Impero asburgico. L'idea che l'Italia potesse conseguire una sua unità geopolitica era ritenuta peregrina e pochissimo condivisa. La stessa famiglia di Toniolo era organicamente inserita nella realtà statuale austriaca. Basti pensare che il papà di Toniolo era ingegnere dell'eccellente amministrazione austroungarica e dirigeva la bonifica di quelle che poi si definirono le Valli grandi veronesi.

Nel 1866, quando l'unità d'Italia conseguì una sua certa consistenza con il fortunoso passaggio del Veneto al Regno di Sardegna, Toniolo aveva 21 anni ed è poco vicino al vero credere che le vicende degli anni precedenti abbiano significativamente influito sulla sua formazione politica. È invece certo che in quegli anni di Toniolo si compie la formazione umana e religiosa, dapprima ad opera della mamma e della nonna e poi di mons. Luigi Della Vecchia, che in seguito divenne il suo direttore spirituale, rettore del collegio veneziano che Toniolo frequenta come studente.

Laureatosi in legge capì subito che la ritualità giudiziaria non era affar suo. Significativo l'argomento della sua di laurea «Dell'elemento etico quale fattore intrinseco delle leggi economiche» ripresa decenni dopo da Francesco Vito, ordinario di economia politica alla Cattolica (in seguito ne divenne rettore), e oggi condivisa anche in ambienti che poco hanno a che spartire con una cultura di stampo cattolico. Le sue vocazioni, anzi la sua vocazione, unica pur se articolata in più momenti e più aspetti, fu quella alla santità, non quella che molti sogliono pensare e concepire come devozione disincarnata, ma quella fatta di amorevole cura della propria famiglia, di studi e ricerche, di proposte operative, alcune delle quali ancora vivono, eccome.

Toniolo sposa Maria Schiratti, figlia di una famiglia amica, ma non fu, se mai tutt'altro, un matrimonio ''combinato'' come allora frequentemente era d'uso. Ebbero sette figli. Gli impegni professionali e operativi tenevano Toniolo molto spesso lontano dalla famiglia. Maria, sorridendo, diceva di avere un marito «a mezzadria». Altro aspetto della sua molteplice vocazione fu quello della docenza universitaria prima a Modena e poi, definitivamente, a Pisa, allora ''covo'' dell'anticlericalismo e della massoneria, dove accanto a goliardiche e dozzinali irridenze ebbe molti riconoscimenti per le sue virtù didattiche e la simpatia dei suoi studenti che lo consideravano in ogni senso un ''maestro''.

A Pisa mostrò anche di non essere devoto della “madonna della seggiola”. Preside della facoltà di Legge fu messo in minoranza per la sua opposizione all'entrata nell'ateneo di Enrico Ferri, socialista e teorico del positivismo in tema di antropologia criminale. Toniolo si dimise perché gli apparve chiaro che pressioni esterne all'università furono determinanti dello scacco subìto. Gli anni di Toniolo sono quelli del nascere della cosiddetta «questione romana» originata dalla cavouriansabauda distruzione dello Stato della Chiesa e di Roma capitale d'Italia, operazioni ambedue provvidenziali nel lungo periodo, ma proditorie nell'immediato.

Nel 1874, a ridosso di quest'ultimo accadimento, Giovanni Battista Paganuzzi, un altro cattolico di rilevante statura, fonda l'Opera dei Congressi per «riunire i cattolici e le associazioni cattoliche d'Italia in una comune e concorde azione, per la difesa dei diritti della Santa Sede», ma anche «per promuovere le opere caritative e cristiane» che, secondo Fausto Fonzi, è il primo modo, puramente sociale (a quello politico provvederà Sturzo) di essere presente  nell'attività dello Stato unitario. Come è noto, sull'atteggiamento da assumere verso il nuovo Stato dopo lo ''schiaffo'' al Romano Pontefice con la presa di Roma, i cattolici si dividono in due parti: gli intransigenti, contrari a un qualsiasi compromesso con la nuova realtà politica e istituzionale, e i transigenti per i quali con questa si debba addivenire a un qualche “modus vivendi”. Toniolo opta per la transigenza pur dichiarandosi «pienamente fedele al magistero del Papa».

Pio X nel 1904 scioglie l'Opera dei congressi e riarticola la presenza dei cattolici in tre rami tutti rigidamente dipendenti dalle gerarchia ecclesiastica: l'Unione popolare, l'Unione economico-sociale e l'Unione elettorale. A Toniolo viene affidata la presidenza della prima, carica dalla quale si dimise per contrasti con Maria Cristina Giustiniani Bandini, che in accordo con il segretario di Stato card. Merry del Val caldeggiava un'organizzazione solamente femminile indipendente dall'Unione popolare. In realtà Toniolo pensava a ben altro: vale a dire alla fondazione delle Settimane Sociali dei Cattolici italiani. È in questo tempo che Toniolo si trova confrontato con il modernismo, un composito movimento ad un tempo culturale ed ecclesiale non tutto da buttare, ma duramente represso con l'approvazione del Papa. Toniolo pensò sempre che i cattolici italiani dovessero disporre di una propria istituzione culturale di alto livello, insomma di un'Università. Lavorò molto per prepararne la fondazione che avvenne solo nel 1923 ad opera di padre Agostino Gemelli. Toniolo non poté viverne l'avvento. La morte lo colse a Pieve di Soligo, grosso borgo in provincia di Treviso, sul finire dell'«inutile strage», il 17 ottobre 1918.                                 

Giorgio Bobbio



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