L’amore alla prova di un immenso dolore

La Palma d’oro del 65° Festival di Cannes, attribuita ad «Amour» di Michael Haneke (al suo secondo successo dopo la vittoria nel 2009 con «Il nastro bianco»), conferma la lucidità e il rigore del cinema del registra austriaco, che in «Amour» (vedi articolo a fianco) commuove per l’affetto e l’umanità che riserva ai suoi protagonisti, i bravissimi Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva, ma al contempo fa riflettere amaramente sull’autoreferenzialità dei sentimenti, anche di quelli più puri, sollevando domande ineludibili sul fine vita.

Ma dalla Croisette il cinema italiano torna ripagato dal Gran premio assegnato dalla giuria, presieduta da Nanni Moretti, a «Reality» di Matteo Garrone, un film significativo sull’ossessione della celebrità e sui pericoli a cui può condurre il bisogno di successo, con il quale il regista di «Gomorra» replica lo stesso, importante riconoscimento ottenuto quattro anni fa con il lungometraggio tratto dal libro di Roberto Saviano.

In un palmarès sostanzialmente equilibrato, nel quale i pesi e i contrappesi rappresentati dai gusti dei membri di giuria e del suo intransigente presidente sono sfumati in una condivisibile sintesi finale, spiccano il doppio premio a «Dupa Dealuri» del rumeno Cristian Mungiu (di cui abbiamo riferito sul numero scorso de «Il nostro tempo»), per la migliore sceneggiatura e per le migliori attrici, e il meritato premio come miglior attore al danese Mads Mikkelsen per il suo ruolo in «Jagten» (anche in questo caso, riassunto su queste stesse colonne la scorsa settimana). Più discutibile il premio per la miglior regia finito nelle mani del messicano Carlos Reygadas, che con «Post tenebrax lux» firma una pellicola scostante ed enigmatica su una famiglia in crisi, descritta nella quotidianità della propria casa in campagna. Nulla da eccepire, invece, sul premio della giuria consegnato a «The angels’ share» di Ken Loach. Una vera boccata d’ossigeno, tra i tanti film cupi e pessimisti transitati sugli schermi di Cannes, condensata in una storia generazionale di riscatto sociale dai toni leggeri e profondi al contempo.

Paolo Perrone

nostro servizio da Cannes



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