Elezioni nel 2013: partiti già in corsa

È una lunga e convulsa campagna elettorale quella che si inizia in questo mese per concludersi nella primavera del prossimo anno con la scelta del nuovo Parlamento e con la nomina del nuovo presidente della Repubblica che subentrerà a Giorgio Napolitano, giunto alla scadenza del suo mandato. Questa lunga corsa dei partiti, che stanno già predisponendo i progetti per recuperare con una diversa credibilità la disaffezione degli elettori, dovrebbe mettere in sicurezza il governo Monti.

Certo è possibile che possano ancora prevalere quelle frange della maggioranza che con crescente irritazione guardano all’attività dell’esecutivo e che queste possano accodarsi a quanti già sono chiaramente all’opposizione del governo “tecnico” (la sinistra di Vendola, ’Italia dei valori di Di Pietro, la Lega, che dovrebbe incoronare nel prossimo congresso nazionale la leadership di Maroni) e che vogliono, anche con manifestazioni piazzaiole contro le tasse e grida scomposte contro i provvedimenti del governo, che si torni alle urne entro ottobre. Magari in concomitanza con le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea siciliana, annunciate per il 28 ottobre dal presidente della Regione, Lombardo, che ha comunicato anche che non si candiderà per guidare il nuovo governo di Palermo.

Ma crediamo, anche se la sua marcia si presenta sempre più accidentata, che il governo continuerà a reggere, non tanto per la fiducia espressa dai tre partiti che lo sostengono (Pdl, Pd e Udc), quanto perché non esistono alternative a Monti, perché le forze politiche tutte, favorevoli e contrarie, hanno bisogno di un certo periodo per costruire una proposta di governo che possa richiamare gli elettori alle urne dopo l’altissima astensione registrata nelle recentissime elezioni amministrative, nelle quali quasi un cittadino su due ha disertato i seggi.

In questo scenario desolante della politica italiana, e con l’occhio ormai puntato alle vicine urne, si collocano le iniziative dei partiti. Hanno cominciato Berlusconi e Alfano avanzando l’idea, oltre al ricompattamento dei moderati, di una modifica costituzionale con l’elezione diretta a doppio turno del presidente della Repubblica (come è avvenuto recentemente in Francia), accompagnando questa proposta con una legge elettorale, anch’essa a doppio turno, che sostituisca l’attuale porcellum. Al di là del fatto che le due proposte mettono insieme due situazioni che hanno necessariamente tempi diversi, la doppia lettura a distanza di tre mesi l’una dell’altra delle due Camere per l’elezione diretta del Capo dello Stato, mentre la legge elettorale può essere varata con legge ordinaria (ma deve essere approvata prima dello scioglimento di Camera e Senato per poter ridisegnare i collegi), c’è da considerare che la modifica costituzionale deve avere il voto favorevole dei due terzi del Parlamento, altrimenti sarà sottoposta a referendum popolare.

Il semipresidenzialismo alla francese è stato quindi avanzato in termini strumentali sia da Berlusconi sia da Alfano e rivela piuttosto l’ambizione del Cavaliere, legittima, sia chiaro, di puntare, anche con l’attuale Costituzione, alla presidenza della Repubblica. Il semipresidenzialismo alla francese si presenta quindi come una proposta che potrebbe essere giocata, tenendo conto del dibattito che si è svolto negli anni passati con indicazioni favorevoli a questa forma di governo, ma che al massimo dovrebbe essere ripresa con l’accordo dei partiti, se, dopo le elezioni politiche, si darà incarico al nuovo Parlamento di formalizzarla in tempi rapidi. Non a caso tutti i partiti, sia quelle disponibili, sia quelle contrari, hanno dichiarato che la proposta di Berlusconi è giunta “a tempo scaduto”

Più praticabile, se c’è la volontà politica, è l’ipotesi di introdurre il sistema elettorale a doppio turno come avviene in Francia. Nel primo gli italiani voterebbero i candidati nei quali si riconoscono; nel secondo sceglierebbero nei collegi la coalizione (frutto di accordi tra i partiti) che si è indicata per il governo del Paese. È possibile nel frastagliato panorama politico mandare in soffitta finalmente il porcellum e ridare ai cittadini quel diritto-dovere di scegliere i loro rappresentanti in Parlamento? Per il momento ci sembra che prevalga tra le forze politiche la diffidenza e vincano ancora le reciproche convenienze. Anche perché il nuovo sistema elettorale deve tener conto certo dei programmi, ma anche delle alleanze con le quali presentarsi agli elettori. Nel centro-sinistra, Vendola e Di Pietro hanno chiesto in termini ultimativi a Bersani non soltanto di rompere con il governo Monti, ma anche di sancire quella che è stata definita la “foto di Vasto”, cioè una intesa prioritaria di tutta la sinistra senza coinvolgimento dei centristi. Ancora una volta certe forze politiche confondono i loro desideri (e anche le loro utopie) con la realtà, come ha mostrato l’esperienza dei due governi Prodi.

Per di più, proprio in vista delle elezioni politiche, partiti e movimenti vecchi e nuovi stanno definendo le loro posizioni. Ci saranno in campo i “grillini”, accreditati nei sondaggi di crescenti consensi, e che dovranno mostrare il loro progetto di governo nazionale. È probabile che si presenti anche il movimento di Luca di Montezemolo. Soprattutto c’è il grande serbatoio “moderato” che tenta sia Berlusconi e Alfano, sia Casini, Fini e Rutelli, e che sembra non lasciare indifferenti quelle organizzazioni e associazioni cattoliche (dalle Acli alla Coldiretti, da Comunione e liberazione alla Cisl) che già si erano ritrovate nell’ottobre dello scorso anno a Todi e che torneranno nella cittadina umbra nel prossimo autunno partendo dal manifesto “per la buona politica” che è stato presentato nei giorni scorsi.

Anche questa iniziativa, che non abbiamo compreso bene nelle sue intenzioni e nei suoi obiettivi, è però indicativa di una situazione politica in trasformazione che chiama in causa tutte le forze politiche. Diventa quindi prioritario che venga messa a punto una nuova legge elettorale (accompagnata magari dalla riduzione del numero dei parlamentari e da una legge sul finanziamento dei partiti che ponga fine alle distorsioni dei vari tesorieri di centro-destra e di centro-sinistra). Che questa legge sia a doppio turno o altra è secondario, purché non si perda altro tempo. Se i partiti concordano su una legge che ridia ai cittadini la scelta dei propri candidati (oggi decisa dalle segreterie dei partiti) si potrà mettere in cantiere nella prossima legislatura quella riforma costituzionale (semipresidenzialista o meno poco importa) che non può essere ulteriormente rimandata.

Antonio Airò



SIR | Avvenire.it | FISC

PRELUM Srl - P.I. 08056990016