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Le famiglie, un sinodo attesissimo

La Chiesa di Bergoglio? «Grazie a Dio non ho nessuna Chiesa, seguo Cristo. Non ho fondato niente». La domanda ritorna spesso. Da parte di coloro che temono il cambiamento anche con preoccupazione. La risposta di papa Francesco è semplice e chiara. La estende anche alla sua persona. «Dal punto di vista dello stile non sono cambiato da come ero a Buenos Aires. Sì, forse qualcosina, perché si deve, ma cambiare alla mia età sarebbe stato ridicolo». E le riforme, la rivoluzione in curia, lo ior? «Seguo quello che i cardinali hanno chiesto durante le congregazioni generali prima del conclave. Vado in quella direzione».

Questa è la Chiesa di Jorge Mario Bergoglio, il primo Papa venuto dal Sudamerica, dai «confini del mondo» e che vuole toccare i confini da quest’altra parte del mondo, a Est, verso l’Asia e la Cina, il primo Papa che non ha partecipato al Concilio ma che vuole attuarne i dettati che sono rimasti in ombra, che recupera il magistero di Paolo VI («avevo 38 anni allora») e il valore profondo dell’enciclica paolina Humanae vitae da rilanciare nel contesto attuale di convivenze libere, unioni gay, famiglie monogenitoriali. Questi punti focali sono emersi in una lunga intervista che Francesco ha concesso al quotidiano romano «Il Messaggero», che l’ha pubblicata contestualmente a diversi commenti, tra cui quello di Romano Prodi sulla portata dell’economia e della povertà, di altri sul ruolo della donna nella Chiesa, sulla vita nelle metropoli.

Un’ampia conversazione caduta nella festività di San Pietro, che papa Francesco ha celebrato nella Basilica vaticana presente la delegazione della Chiesa di Costantinopoli, inviata dal patriarca ecumenico Bartolomeo, salutato all’inizio del’omelia, mentre i delegati sono stati ricevuti in udienza. Incontro anche con il nuovo giovane re di Spagna Felipe VI e la consorte Letizia, sui temi reciproci, la società spagnola, il contesto europeo e mondiale. Ed è ancora attenzione alla periferia con la visita in questa prima domenica di luglio a Campobasso e a Isernia, le due città del Molise, regione che gravita in quell’area Sud che vuole dire depressione, ma con tanta ansia di progresso. Incontro con i fedeli, e, come sempre, in prima fila, i malati, i bambini e visita ai carcerati, così come era avvenuto a Castrovillari. Enorme rilievo assume il viaggio in Corea dal 13 agosto, che sarà seguito agli inizi del prossimo anno da quello nello Sri Lanka, confermato dal Papa.

In mezzo a tutta questa intensa attività, c’è stata una piccola pausa, un’indisposizione, un forte mal di testa che ha costretto Francesco a rimandare la visita al Policlinico Gemelli. Il cardinale di Milano, Scola, che è l’amministratore del Gemelli, ha celebrato la messa e ha letto l’omelia papale. Si è rimesso rapidamente, Francesco, riprendendo le udienze, fra cui quella col presidente del Madagascar, del quale ha salutato uno per uno i cinque figli. Con i reali spagnoli si è intrattenuto per quaranta minuti, parlando in spagnolo. Una parentesi scherzosa ha avuto con un gruppo di giovani in ricerca vocazionale, intrattenuti nei giardini vaticani. La fine del Papa, ha detto in sostanza, è la tomba qui nelle Grotte vaticane.

L’evento che appare fondamentale a tre mesi dall’apertura è il Sinodo straordinario sulla famiglia (5-19 ottobre). E’ stato definito e presentato l’Instrumentum Laboris, il documento-guida, «il risultato», ha precisato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo, «dell’inchiesta promossa su 39 domande che hanno ricevuto una positiva accoglienza e un ampio riscontro sia nel popolo di Dio che nell’opinione pubblica in genere». Era stato papa Francesco a volere quest’ampia ricognizione, questa sorta di referendum. A presentare il documento, altri due cardinali: Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, relatore generale, e André Vingt-trois, arcivescovo di Parigi, presidente delegato insieme a Bruno Forte, l’arcivescovo teologo di Vasto-Chieti, segretario speciale dell’Assemblea.

Nelle sue tre parti, il documento tratta del Vangelo della famiglia, delle sfide pastorali ad essa inerenti, della paternità e maternità responsabili. In questo contesto si affronta il delicato tema del metodo più adeguato per la regolazione delle nascite. Siamo di fronte ad aspetti cruciali, dibattuti, controversi, al punto che da Toronto rimbalza una dichiarazione quasi riassuntiva dell’arcivescovo di quella metropoli canadese, cardinale Thomas Collins, il quale afferma che «grande attenzione verrà data al problema della nullità dei matrimoni». Puntualmente il documento riconosce «l’esigenza di semplificare e snellire i procedimenti giudiziari di nullità matrimoniale».

Baldisseri dice: «Le situazioni pastorali difficili riguardano le convivenze e le unioni di fatto, i separati, i divorziati risposati e i loro eventuali figli, le ragazze madri, coloro che si trovano in condizioni di irregolarità canonica e quelli che richiedono il matrimonio senza essere credenti o praticanti». E’ il campionario dell’umanità. Vi sono nascoste anche storie «di grandi sofferenze» insieme a «testimonianze di sincero amore». La Chiesa le conosce e chiama all’azione: «Urge permettere alle persone ferite di guarire. Serve una pastorale di misericordia: proporre, non imporre; accompagnare, non spingere; invitare, non espellere; inquietare, mai disilludere».

Articolate le analisi. Le coppie che convivono in unioni di fatto possono sostenere «la responsabilità del matrimonio». Per i divorziati risposati «che vivono con sofferenza la loro condizione di irregolari nella Chiesa» si cercano soluzioni compatibili con l’insegnamento della Chiesa e che conducano «ad una vita serena e riconciliata». Sulle unioni tra persone dello stesso sesso si fa riferimento alla legislazione civile. La Chiesa evidenzia «la cura pastorale verso queste situazioni, comprese le questioni relative ad eventuali figli». In sostanza, per mons. Bruno Forte l’Instrumentum laboris è aderente alla realtà «in tutta la sua varietà e complessità». E si caratterizza per «il rigore e l’onestà nel non chiudere gli occhi di fronte ad alcun problema, per quanto inquietante e scomodo».

ANTONIO SASSONE



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