novembre 2012

Porte aperte ai sinti e rom

Vivono ai margini delle nostre città. In campi più o meno autorizzati, ben al di sotto della soglia minima di sussistenza. E sono una delle minoranze più grandi e discriminate d’Europa. Un popolo giovane e di vita breve, capro espiatorio da sempre, fino alle sterminio nazista del secolo scorso. Un piccolo popolo con molti bambini, che rivela la disumanità di una convivenza che vuol dirsi civile, ma lascia nella miseria più nera e nell’emarginazione più amara i suoi figli.

Tutti siamo la storia

La storia è nota. In un’antica favola africana si narra di una foresta in fiamme e degli animali che fuggono spaventati. L’unico che non scappa, ma torna addirittura indietro con una goccia d’acqua nel becco è un piccolo colibrì. Il leone, che della foresta è il re, gli chiede sarcastico: «Ma cosa credi di fare, non vedi che la foresta sta bruciando?». Risponde serio il colibrì: «Faccio la mia parte».

L'esilio calabrese di Morselli

Fu lieta sorpresa quando lessi vent’anni fa il «Diario» di Guido Morselli, trovandovi da subito un’ideale corrispondenza con «Il mestiere di vivere» di Cesare Pavese, che fu confinato a Brancaleone dall’agosto 1935 al marzo 1936. Molte delle pagine diaristiche, e non solo, di Morselli, sono scritte in Calabria e coprono il periodo del suo soggiorno in qualità di ufficiale sulle alture di Timpone Mannella prima e Catanzaro poi.

I Papi della memoria

 

Tema di questa bella piccola mostra che si tiene a Castel Sant’Angelo sono i rapporti fra arte, cultura e papato lungo i sette secoli compresi fra il 1300, anno del primo Giubileo indetto da Bonifacio VIII, e l’ultimo dell’anno 2000.

Tagli anche per i disabili gravissimi

 Maria si è presa cura del marito colpito da una grave cerebrolesione assistendolo amorevolmente per 13 anni; Dario è il papà di una ragazza che a soli 15 anni, per un errore medico, ha avuto un arresto cardiaco con conseguente anossia cerebrale (mancanza di ossigeno al cervello) e da due anni vive in “stato vegetativo”

Dal Sinodo: "Nessun pessimismo"

L’uomo contemporaneo come la samaritana che incontra Gesù al pozzo dell’acqua. La sua anfora è vuota. «Ha sete e nostalgia di Dio». E a lui «la Chiesa deve andare incontro per rendergli presente il Signore. E, come la samaritana, chi incontra Gesù non può fare a meno di diventare testimone dell’annuncio di salvezza e speranza del Vangelo».



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